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Le piccole e medie imprese (PMI) orientate all'estero guardano con fiducia al 2015 e contano di esportare di più nei prossimi mesi: l'ottimismo interessa tutti i settori, ma è particolarmente vivo nel campo dei beni di consumo. È quanto emerge dall'indicatore export delle PMI, che presenta il barometro delle esportazioni di Credit Suisse e l'indice delle prospettive di export delle PMI di Switzerland Global Enterprise (S-GE, già Osec).

Il barometro, che rileva la domanda estera di prodotti svizzeri, registra nel primo trimestre un valore di 1,02, leggermente al di sopra della media pluriennale e del valore del trimestre precedente. Il dato reso noto da un comunicato odierno di Credit Suisse è peraltro anche ben superiore alla soglia di crescita pari a zero. L'indice calcolato da S-GE - prospettive di export - si attesta da parte sua a 65,4 punti, a fronte dei 60,8 punti del rilevamento precedente.

Nel dettaglio, il 49% delle aziende nel prossimo trimestre si aspetta un aumento delle esportazioni (tre mesi or sono erano il 46%), il 38% una stagnazione (42%) e il 13% una flessione (13%).

Il 92% delle PMI intervistate da S-GE continuerà ad esportare verso l'Europa nei prossimi sei mesi, anche se Francia e Italia vengono menzionate più raramente rispetto al quarto trimestre (rispettivamente 52% e 40% contro 61% e 45%). Acquista maggiore rilevanza l'Asia (da 54% a 57%). In linea con l'indagine di tre mesi prima sono i dati di Stati Uniti (41%), Medio Oriente e Africa (28%), nonché Sudamerica (19%).

Gli Usa rappresentano il principale motore di crescita dell'export, grazie alla ripresa dinamica della loro economia e al rafforzamento del dollaro nei confronti del franco svizzero, spiega l'economista di Credit Suisse Lukas Gehrig, citato nel comunicato. Le prospettive per la zona euro restano per contro mediocri: la Germania continua ad inviare segnali positivi, ma la diminuzione della produzione in Italia e Francia comporta un peggioramento delle possibilità d'esportazione dei prodotti elvetici.

L'indagine S-GE mostra che le PMI comunque reagiscono alla situazione e cercano di essere attive sui mercati lontani, oppure su altre piazze europee in cui non sono ancora presenti. "Una tale diversificazione è a nostro avviso opportuna, perché suddivide i rischi e aumenta le opportunità di crescita", commenta nella nota Alberto Silini, responsabile Consulenza presso S-GE.

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SDA-ATS