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Le piccole e medie imprese (PMI) orientate all'estero guardano con fiducia al futuro: nonostante un certo rallentamento congiunturale in Asia, confidano di approfittare della progressiva ripresa in Europa. È quanto emerge dall'indicatore export delle PMI, costituto dal barometro delle esportazioni di Credit Suisse e dalle prospettive di export delle PMI di Switzerland Global Enterprise (S-GE, già Osec).

Il primo indice, che rileva la domanda estera di prodotti svizzeri, registra nel secondo trimestre un valore di 1,17, contro 1,36 dei primi tre mesi del 2014, si legge in comunicato odierno. Sebbene la tendenza al rialzo osservata nell'ultimo anno e mezzo sia leggermente frenata, il valore rimane non solo superiore alla soglia di crescita (pari a zero), bensì anche alla media pluriennale di 1.

L'indice calcolato da S-GE - prospettive di export - si attesta da parte sua a 69,5 punti, a fronte dei 64,9 punti del rilevamento precedente: si tratta del dato più elevato dal secondo trimestre 2011.

Tra le PMI intervistate continua la tendenza di crescita: il 53% si attende per il prossimo trimestre una progressione dell'export (contro il 42% degli interrogati nei primi tre mesi dell'anno), il 41% una stagnazione (47%) e solamente il 6% un calo (11% tre mesi prima).

A livello settoriale le più ottimiste sono le imprese dell'industria metalmeccanica, dell'elettrotecnica e dei servizi. Per quanto riguarda i singoli mercati di sbocco, è in flessione (dal 58% al 51%) la quota di aziende che prevede di vendere in Asia. In testa rimane l'Europa (91%) e in particolare la Germania (77%), seguita da Francia (52%), Austria (46%) e Italia (40%). Ben piazzato è anche il continente nordamericano (44%).

SDA-ATS