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Crisi e paralisi politica a Madrid, stallo e crisi a Barcellona: Spagna e Catalogna in corsa verso la secessione finiscono l'anno fra veti incrociati e confusione, con la prospettiva di un ritorno parallelo alle urne.

Il premier uscente spagnolo Mariano Rajoy, primo ma senza maggioranza alle politiche del 20 dicembre, ha avviato un secondo giro di colloqui con i leader dei due partiti emergenti, Podemos e Ciudadanos, Pablo Iglesias e Albert Rivera, nel tentativo di formare un molto ipotetico nuovo governo.

Ma Iglesias gli ha confermato il 'no' secco ad ogni ipotesi di investitura di un esecutivo a guida Partido Popular. E Rivera non è andato oltre una eventuale astensione a un governo di minoranza Rajoy se i socialisti adotteranno la stessa posizione. Il leader del Psoe Pedro Sanchez, che giovedì ha visto Rajoy, lo ha però già escluso.

La situazione appare per ora completamente bloccata. Il Pp nel Congresso ha 124 deputati su 350, il Psoe 90, Podemos 69, Ciudadanos 40. Gli altri 27 seggi sono andati a Iu (2), agli indipendentisti catalani (18) e ai nazionalisti baschi (6) e delle Canarie (1).

Anche l'ipotesi di un governo alternativa Psoe-Podemos sembra per il momento difficilmente percorribile. Sia per i numeri: rimarrebbe sotto quota 176 deputati, la maggioranza al Congresso, e Ciudadanos ha detto che voterà contro un governo con Iglesias. Sia perché Podemos ha posto come condizione un referendum sull'indipendenza della Catalogna che i socialisti non vogliono.

Nel Psoe inoltre traballa la poltrona di Sanchez - che Iglesias oggi ha accusato di "fare teatro" - contestato dai baroni territoriali guidati dalla potente Susana Diaz, presidente dell'Andalusia, contrari a una alleanza con Podemos, che chiedono un congresso a fine febbraio. Che potrebbe dare a Diaz la guida del partito.

Crisi e confusione si intrecciano fra Madrid e Barcellona. La Catalogna del presidente uscente secessionista Artur Mas è sempre senza governo a tre mesi dalle regionali del 27 settembre. Le due liste indipendentiste di Mas (67 seggi su 135) - che vuole l'indipendenza per il 2017 - e degli anti-sistema della Cup (10) hanno la maggioranza assoluta nel parlamento di Barcellona. Ma i radicali finora si sono rifiutati di votare la rielezione del 'borghese' Mas.

Ieri in un mini-congresso i suoi 3'030 delegati si sono spaccati esattamente a metà, 1'515 per il 'si' a Mas, 1'515 per il 'no'. In un'atmosfera sempre più da farsa tutto è stato rinviato al 2 gennaio. Una nuova umiliazione per Mas, simbolo della lotta per l'indipendenza, incriminato di 'ribellione' dalla giustizia di Madrid. Alle politiche spagnole il partito di Mas ha subito una emorragia di voti, fuggiti verso Podemos. Se il 9 la Catalogna sarà sempre senza presidente dovrà tornare al voto. Forse quando dovranno essere ripetute - se non si troverà a Madrid una formula magica per uscire da una crisi apparentemente insolubile - anche le politiche spagnole.

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SDA-ATS