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Portogallo: rimpasto di governo e crisi chiusa

Da oggi il Portogallo ha un nuovo Governo e chiude definitivamente la crisi, durata quattro settimane e sfociata con un rimpasto. L'esecutivo è sempre conservatore e mantiene alla guida Pedro Passos Coelho (PSD).

Il nuovo corso segna, di fatto, il fallimento delle trattative per il governo di salvezza nazionale auspicato dal presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva, dopo il rifiuto dei Partito socialista di far parte di una coalizione di centrodestra ritenuta la causa principale della profonda crisi economica che attraversa il Paese.

Cavaco Silva ha avallato il nuovo Governo che aspira a giungere alla scadenza naturale del mandato (2015). L'uomo forte è Paulo Portas, leader del partito CDS-PP, il quale, con le sue dimissioni da ministro degli esteri il 30 giugno aveva aperto la crisi. Ora è stato nominato vicepremier ed ha il coordinamento delle politiche economiche. Inoltre, funge da intermediario con la Troika (BCE-FMI-UE) per il programma di rientro dopo la concessione, nel 2011, di un prestito di 78 miliardi di euro.

Rispetto al Governo precedente, ci sono state cinque variazioni nell'assegnazione dei dicasteri e tre nuovi ingressi, oltre all'attuale ministro delle Finanze, Maria Jesus Albuquerque, nominato il primo luglio in sostituzione del dimissionario Victor Gaspar. I nuovi sono Rui Machete (Esteri), membro storico del PSD del premier, Jorge Moreira da Silva (Energia e ambiente), numero due attuale del PSD , a capo dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia, e Antonio Pires de Lima (Economia), del CDS.

Il voto di fiducia è in calendario in Parlamento lunedì prossimo, ultimo giorno dell'attività prima della pausa estiva, ma i due partiti di centrodestra hanno la maggioranza assoluta e, quindi, l'esito è scontato.

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