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La Posta ha annunciato lo scorso autunno di voler chiudere circa 600 uffici nel corso dei prossimi quattro anni. In Ticino sono a rischio 48 uffici. La prima valutazione è ora stata conclusa.

KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER

(sda-ats)

La Posta ha annunciato lo scorso autunno di voler chiudere circa 600 uffici nel corso dei prossimi quattro anni. Dall'inizio del 2017 ha fatto sapere man mano cosa accadrà alle succursali dei vari cantoni; in Ticino sono a rischio 48 uffici.

La prima valutazione è conclusa. Secondo un calcolo dell'ats, è garantita la sopravvivenza di 763 uffici postali almeno fino al 2020. Per contro, 456 succursali saranno sottoposte ad un esame minuzioso per deciderne il destino. Il gigante giallo intende inoltre creare fino a 387 nuovi punti d'accesso.

Lo smantellamento degli uffici postali suscita polemiche tra la popolazione. Anche il Parlamento ha trattato l'argomento ed esige che l'ex regia federale consideri maggiormente i bisogni delle diverse categorie di utenti.

Le Camere hanno approvato due mozioni che obbligano la Posta a rivedere i criteri di distribuzione della corrispondenza nelle regioni isolate. I testi chiedono di riconsiderare la regola secondo cui il gigante giallo non è tenuto a distribuire gli invii postali in insediamenti costituiti da meno di cinque case abitate tutto l'anno, o se la durata del tragitto per servire una singola casa supera i due minuti.

Secondo la ministra delle comunicazioni Doris Leuthard, la Posta adempie al suo mandato. Il Parlamento può imporre ulteriori requisiti per le prestazioni, ma ciò avrà un costo che andrà in un qualche modo finanziato, ha avvertito.

Il gigante giallo, dal canton suo, considera la sua nuova strategia necessaria poiché le filiali registrano ogni anno un deficit compreso tra i 100 e i 200 milioni di franchi.

SDA-ATS