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Posta: contingentare pacchi per evitare il collasso

La Posta annega sotto i pacchi. KEYSTONE/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 03 aprile 2020 - 10:24
(Keystone-ATS)

La Posta, confrontata con un vertiginoso incremento del traffico pacchi dovuto alla pandemia di coronavirus, tira il freno a mano e si appresta a contingentare i volumi di spedizione dei suoi 100 maggiori clienti.

Altrimenti non sarà più in grado di far fronte all'enorme flusso di pacchi. Allertato, il settore della vendita per corrispondenza sta valutando quali misure adottare.

"I peggiori timori si sono avverati", scrive oggi l'Associazione delle imprese svizzere di vendita per corrispondenza in una nota. Senza misure adeguate, lo smistamento e la distribuzione dei pacchi rischia il collasso. Ieri la Posta ha infatti contattato i suoi 100 principali clienti nel settore dei pacchi e ha anticipato loro l'intenzione di introdurre delle quote.

Nel comunicato, l'Associazione formula cinque misure che potrebbero contribuire a disinnescare la situazione. In primo luogo bisognerebbe dare la precedenza alle attività nazionali, sospendendo le cosiddette spedizioni UPU (Universal Postal Union). Si tratta di oltre 100'000 piccole spedizioni di merci al giorno provenienti dall'estero: per l'Associazione queste capacità dovrebbero essere liberate a favore del commercio nazionale.

Come seconda misura, la Posta dovrebbe utilizzare il suo canale di smistamento e distribuzione "lettere" anche per i pacchi di piccole dimensioni. In terzo luogo, fino a quando non vi sarà un allentamento nelle chiusure dei negozi, bisognerà consentire le consegne anche la domenica e nei giorni festivi. Quarta misura: introdurre una "raccolta controllata", rispettando le regole di distanza e di dosaggio in vigore nel commercio al dettaglio per i prodotti alimentari.

Ultima misura: revocare al più presto la chiusura dei settori non-food nella grande distribuzione e nei negozi di alimentari. Secondo l'Associazione, il blocco dei prodotti di uso non quotidiano nei negozi rappresenta infatti un onere aggiuntivo non indifferente per il sistema dei pacchi.

Grazie a queste misure, secondo l'Associazione, si potrà mantenere la distribuzione dei pacchi rifornendo in maniera affidabile i consumatori.

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