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Di fronte alle misure prese per contrastare gli effetti dell'apprezzamento del franco, come l'aumento del tempo di lavoro, "gli impiegati non devono avere l'impressione di essere dei capri espiatori", secondo il presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI) Valentin Vogt. A suo avviso, a dipendenza della situazione delle aziende tali decisioni sono giustificate.

"La decisione di aumentare il tempo di lavoro, presa per evitare licenziamenti, deve essere accuratamente spiegata di concerto con gli impiegati, ma anche essere accompagnata da altre misure", spiega Vogt in un'intervista pubblicata oggi sul sito del quotidiano romando "Le Temps". Il presidente dell'USI cita per esempio nuove discussioni con i fornitori.

Conviene anche instaurare una solidarietà e una parità di trattamento tra i settori della produzione e l'amministrazione di una società, sottolinea Vogt. Il presidente dell'USI nega che alcune imprese utilizzino l'argomento del franco forte per procedere a ristrutturazioni - come insinuato mercoledì da Impiegati Svizzeri -, ma giudica probabile che la decisione della Banca nazionale svizzera (BNS) di abolire la soglia minima di cambio euro/franco sia stata "la goccia che ha fatto traboccare il vaso".

La mossa dell'istituto d'emissione ha accelerato i piani di riduzione dei costi previsti dalle società che si trovavano già in una situazione difficile con un tasso di 1,20 franchi per un euro. Dal momento che le misure prese sono chiaramente limitate nel tempo e sottoposte alla condizione di rimozione immediata in caso di miglioramento, non dovrebbero nuocere al partenariato sociale, secondo Vogt.

Per invocare queste misure, la direzione deve avanzare argomenti pertinenti, aggiunge il presidente dell'organizzazione degli imprenditori. Sarebbe fuori luogo da parte di un'impresa che raggiunge margini d'esercizio del 20% "prendere misure drastiche come l'aumento del tempo di lavoro". Ma ciò può essere giustificato con un margine del 3% o 4%.

Mentre il prolungamento dell'orario di lavoro è previsto nei contratti collettivi di lavoro (CCL), una diminuzione salariale non dovrebbe essere giustificabile se non come ultima risorsa, prosegue Vogt. Il presidente dell'USI giudica la situazione preoccupante ma non ancora drammatica.

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SDA-ATS