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Presidente PPD attacca Cassis e Balzaretti, uno se ne vada

Almeno uno - e forse due - deve lasciare l'attuale funzione, sostiene il presidente PPD. KEYSTONE/PETER KLAUNZER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 dicembre 2019 - 17:04
(Keystone-ATS)

Fuoco a volontà del presidente del PPD Gerhard Pfister nei confronti di Ignazio Cassis e del segretario di Stato Roberto Balzaretti: il primo farebbe bene a mostrare più polso e il secondo, alla testa delle relazioni con l'Ue, deve essere sostituito, afferma.

Per Pfister in materia di accordo quadro con l'Ue non si può andare avanti come finora. "Il segretario di Stato Balzaretti ha fatto pubblicità per l'accordo e lo ha presentato come se fosse la migliore possibilità, senza che fosse autorizzato a farlo", afferma Pfister in un'intervista pubblicata oggi sul sito online della Neue Zürcher Zeitung.

Il governo, argomenta il consigliere nazionale, non aveva ancora deciso nulla in merito all'intesa con l'Unione europea. E il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Cassis non ha impedito a Balzaretti di fare quello che ha fatto. "È stato un grossolano errore: come si possono chiedere seriamente miglioramenti a Bruxelles dopo che si è accettato pubblicamente e senza riserve questo trattato? ".

Secondo Pfister è necessario un cambiamento. "Se il Consiglio federale desidera concludere con successo questo accordo, deve nominare un nuovo negoziatore. Si potrebbe trovare un nuovo compito per Balzaretti e cercare un nuovo responsabile del dossier europeo che possa trattare di nuovo in modo credibile".

Il destino di Cassis è invece "questione dell'intero governo: non voglio immischiarmi". Se l'esecutivo arriva alla conclusione che il consigliere federale PLR è in grado di difendere in modo credibile l'intesa davanti al popolo non è necessario che Cassis lasci la testa del DFAE. Ma "se rimane ministro degli esteri, mi aspetto da lui più leadership".

"Non sono sicuro - prosegue Pfister - che Cassis abbia davvero capito che abbiamo bisogno di chiari miglioramenti a questo accordo quadro se vogliamo affrontare il voto popolare". A suo avviso il ministro ticinese partecipa anche solo in modo tiepido alla campagna contro l'iniziativa UDC che vuole mettere fine alla libera circolazione.

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