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Prezzi del cibo alti e volatili

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 ottobre 2011 - 10:26
(Keystone-ATS)

I prezzi alimentari sono destinati a rimanere alti e caratterizzati da una volatilità sostenuta e forse anche in aumento. È quanto si evince dal rapporto 'The State of Food Insecurity in the World 2011" (Sofi) curato da Fao, Pam e Ifad (che quest'anno si aggiunge ai primi due).

"Permangono infatti i fattori che spingono la dinamica dei prezzi - spiega Kostas Stamoulis, direttore della divisione Fao economia dello sviluppo agricolo e curatore del rapporto - Cresce la popolazione mondiale e quindi la domanda di cibo e cresce anche la domanda di energia che per un terzo è fornita dall'agricoltura sotto forma di biocarburanti".

I Paesi più a rischio di sottonutrizione sono naturalmente quelli poveri e maggiormente legati all'import di cibo. Molti di loro stanno ancora pagando le conseguenze della crisi alimentare ed economica del 2006-2008. Crisi come queste - sottolineano Fao-Pam-Ifad - "mettono a rischio i nostri sforzi verso l'obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare per il 2015 il numero delle persone che soffrono la fame. Ma anche se l'obiettivo venisse raggiunto, nei Paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite e questo non è accettabile".

Anche la speculazione finanziaria - sottolinea il rapporto Fao-Pam-Ifad - contribuisce ad alimentare la volatilità delle commodity agricole, ma non è la causa principale. La stima della Fao sul numero delle persone che soffrono la fame rimane nel 2010 quella di 925 milioni. Il rapporto non fornisce previsioni sul 2011, perchè, come spiega l'organizzazione dell'Onu, la metodologia già usata per calcolare il numero delle persone che soffrono è al momento in fase di revisione.

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