Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Quasi 8000 persone hanno partecipato oggi pomeriggio nel centro del capoluogo vallesano Sion per la Pride 2015, manifestazione organizzata per combattere l'omofobia.

Durante la parte ufficiale hanno preso la parola, tra gli altri, il presidente del Consiglio Nazionale, Stéphane Rossini, e la direttrice della sezione svizzera di Amnesty International, Manon Schick.

L'affluenza - 4/5000 partecipanti e 3000 spettatori - ha ampiamente superato le attese degli organizzatori, ha riferito con entusiasmo Sébastien Nendaz, portavoce di Pride 2015. Il corteo - una dozzina di carri accompagnati da musica festosa ad alto volume - è sfilato per circa un chilometro nelle strade del centro di Sion. "Abbiamo lasciato carta bianca a tutti e non abbiamo imposto nessun "dresscode"", ha precisato Nendaz.

In occasione della parte ufficiale, nel primo pomeriggio, Stéphane Rossini si è detto fiero di vedere Sion accogliere la manifestazione: "una bella festa che contribuisce alla coesione sociale e che è simbolo di integrazione", ha proseguito il vallesano.

La Pride è "un segnale forte contro chi coltiva o tenta di coltivare la discriminazione", ha aggiunto il primo cittadino: "in qualità di presidente del Consiglio Nazionale e come eletto del canton Vallese, sostengo la manifestazione e sono felice di infrangere il tabù secondo cui l'omosessualità è una malattia o una debolezza della natura".

Manon Schick, di Amnesty International, ha continuato sulla stessa linea: "no, l'omosessualità non è una malattia!", ed ha esortato a "non lasciare mai che discorsi omofobi si affermino in Svizzera o altrove".

Ad organizzare l'evento è stata l'associazione LGBT Youth Suisse (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), che ha invitato la personalità e la popolazione a sfilare all'insegna di "eterosessuale e fiero di essere aperto".La prima e unica Gay Pride in Vallese si era svolta nei 2001, dopo aver suscitato grande polemica. Quest'anno il clima è stato più disteso.

La confraternita sacerdotale San Pio X, con sede a Ecône in Vallese, aveva per bocca di Henry Wuilloud superiore dei tradizionalisti cattolici svizzeri annunciato una contro-manifestazione che non ha invece avuto luogo.

Non ha partecipato all'evento neppure il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey, che si era tuttavia detto aperto al dialogare con gli organizzatori. Il mese scorso, egli aveva dichiarato al giornale vallesano "Le Nouvelliste" che l'omosessualità, da lui definita una "debolezza della natura", "può essere guarita dalla preghiera". In seguito il presule aveva detto di essere stato "frainteso" e di essere aperto al dialogo, assicurando di non aver voluto ferire nessuno.

Si è trattato di un "errore di comunicazione", ha precisato il vescovo. "Dietro al termine debolezza non vi è alcun giudizio di valore da parte mia", ha sottolineato. Quanto alla nozione di guarigione, Lovey si è rammaricato che "essa sia stata interpretata nel senso medico". Egli si è dispiaciuto di aver potuto "arrecare sofferenza alle persone omosessuali". "Ogni persona ha la sua dignità, il suo rispetto e il suo valore, poco importa il suo orientamento sessuale".

Nel 2013, la Pride romanda si è tenuta a Friburgo. L'anno scorso non ha invece avuto luogo per mancanza di organizzatori. A Sion è stata preparata da 150 volontari con un budget di circa 150'000 franchi, in gran parte destinati alla sicurezza, ha indicato il portavoce Sébastien Nendaz. Nel 2016 la manifestazione dovrebbe di nuovo svolgersi a Friburgo, hanno detto oggi i responsabili.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.








Teaser Longform The citizens' meeting

Non mancate il nostro approfondimento sulla democrazia diretta svizzera

1968 in Svizzera

SDA-ATS