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Il risultato di una ricerca potrebbe avere applicazioni anche per la cura di malattie della pelle, come la vitiligine e l'albinismo, che finora mancano di cure efficaci (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/AP/ROBERTO PFEIL

(sda-ats)

L'estate è alle porte e presto potrebbero diventare realtà creme solari molto diverse da quelle attuali. Sono infatti composte da nanoparticelle sintetiche che imitano le difese naturali della pelle contro i raggi ultravioletti.

Pubblicata sulla rivista dell'Associazione dei Chimici Americani, ACS Central Science, e condotta nell'Università della California a San Diego, la ricerca è riuscita a riprodurre il comportamento delle cellule chiamate melanosomi, che proteggono pelle e occhi dall'effetto dannoso degli ultravioletti.

Il risultato potrebbe avere applicazioni anche per la cura di malattie della pelle, come la vitiligine e l'albinismo, che finora mancano di cure efficaci. La melanina viene prodotta naturalmente dagli animali in particelle di forme e dimensioni molto varie, ma si è scoperto che estrarla da fonti naturali è più complesso che crearla in laboratorio. In una persona sana, la melanina viene trasportata alle cellule della pelle sotto forma di melanosomi. I ricercatori, guidati da Nathan Gianneschi, hanno realizzato delle nanoparticelle 'sosia' dei melanosomi sfruttando materiali sintetici compatibili con l'organismo.

Una volta ottenute le particelle, i ricercatori ne hanno studiato il funzionamento in cellule umane della pelle in coltura e la loro capacità protettiva dai raggi solari. Hanno scoperto così che le nanoparticelle sintetiche non solo vengono distribuite normalmente, ma proteggono anche dai danni al Dna dovuti ai raggi ultravioletti. "Visti i risultati ottenuti, questo sistema - osservano i ricercatori - ha le carte in regola per nuove terapie che aiutino nelle malattie della pelle in cui è coinvolta la melanina".

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SDA-ATS