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La Svizzera non è circondata da nemici, deve soltanto sapersi confrontare con nuove realtà in un tempo di inquietudine e incertezza: lo ha detto il consigliere federale Alain Berset, parlando nel pomeriggio nella località nidvaldese di Stansstad, in occasione del Primo Agosto.

La fine della crisi non è ancora visibile e ancora meno visibili sono le conseguenze sul lungo periodo per le società europee; la disoccupazione giovanile nel sud dell'Europa raggiunge il 60% e le sofferenze umane sono appena immaginabili. "Una generazione persa", secondo il ministro socialista Berset.

Noi stiamo meglio dei nostri vicini, ma anche in Svizzera cresce l'insicurezza per l'occupazione, in particolare per gli ultra 50enni. "Una bomba ad orologeria che va disinnescata", con l'impegno delle forze responsabili, politiche, economiche e sociali.

Bisogna sapere affrontare il futuro con fiducia, basandosi sui successi del passato, per preservare le conquiste, il nostro sistema, la sua affidabilità, ma anche la sicurezza sociale "il pilastro più importante" del nostro vivere comune.

Quanto alle relazioni con l'UE, secondo Berset bisogna "dar prova di pragmatismo, nel nostro stesso interesse". Pragmatismo anche sulle questioni che riguardano la piazza finanziaria e lo scambio di informazioni. E ha ammesso: "la Svizzera si sente sotto pressione", ma deve preservare i suoi valori tradizionali - democrazia diretta, federalismo, multiculturalismo -, senza dimenticare che "in passato ha sempre saputo affrontare la realtà e ha agito con lo sguardo rivolto al futuro", tenendo ferme due parole: "cambiamento e continuità", stando attenti a non trasformarsi in un museo.

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SDA-ATS