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I governi europei e turco smentiscono, ma la Commissione insiste. È giallo attorno al presunto accordo tra Unione europea (Ue) e Turchia sul piano d'azione che dovrebbe fare da argine ai profughi sulla rotta balcanica e a Bruxelles monta il giallo.

Da Ankara, il portavoce del partito Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan sostiene che nessuna intesa è stata ancora raggiunta con la Ue. E il ministro degli esteri Feridun Sinirlioglu definisce il documento una "bozza", aggiungendo che il punto sulle misure di sicurezza "è sbagliato".

A Bruxelles una fonte di altissimo livello del Consiglio europeo conferma che "è vero che non abbiamo un accordo", definendo il piano di azione "più una dichiarazione di buona volontà che un accordo". Ma il portavoce della Commissione Margaritis Schinas insiste: "Per noi da ieri sera c'è un accordo, perché gli ingredienti sono stati approvati e procediamo a pieno vapore".

"C'è intesa con Ankara sul piano d'azione e c'è l'endorsement del Consiglio europeo", sottolinea una fonte che invita a "non dimenticare le elezioni del primo novembre in Turchia, con quanto ne consegue".

L'ottimismo della Commissione contrasta anche con quanto confidato ai piani alti del Consiglio europeo: "Senza soldi non c'è alcuna chance di motivare Ankara". E dei tre miliardi chiesti da Ankara non c'è traccia nelle conclusioni del vertice.

In verità non c'è ombra di cifre neppure nel piano d'azione, ma fonti dell'esecutivo comunitario spiegano: è così perché i soldi sono ancora "oggetto di negoziato". L'idea è quella di mettere sul piatto i 500 milioni del budget Ue del trust fund sulla Siria, mentre altro mezzo miliardo dovrebbe arrivare dagli Stati membri. Si pensa "ad uno schema su più anni", partendo con un miliardo per il 2016.

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SDA-ATS