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C'è il nodo Turchia sul tavolo del vertice europeo, il quarto dell'anno dedicato all'immigrazione. Dopo un intenso negoziato, la Commissione oggi strappa un accordo con Ankara, ma è condizionato al 'sì' dei leader europei.

Ne discutono a cena, a porte chiuse. Ma prima che comincino, sembra argomento di difficile digestione. Prima ancora di cominciare il presidente del Consiglio, Donald Tusk, torna a mettere in guardia sull'eventualità di un "nuovo esodo massiccio". Per la Ue, in sostanza, non si può fare a meno dell'aiuto di Ankara. Nella lettera di invito aveva parlato di potenziali "milioni" di persone che potrebbero arrivare in primavera. La Turchia ne ha già due, nei suoi campi. Oggi sottolinea che "è nostro obbligo essere pronti a tutti gli scenari possibili" ed invita i 28 a "chiedersi se le decisioni" prese siano sufficienti "a contenere l'ondata".

Nell'accordo negoziato tra ieri e oggi nella missione in Turchia del vicepresidente Frans Timmermans e del commissario per l'allargamento Johannes Hahn, accompagnati dal capogabinetto dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Federica Mogherini, la Ue offre un'accelerazione sulla liberalizzazione dei visti, un finanziamento di 3 miliardi di euro per la gestione dei campi, l'inserimento nella lista dei 'paesi sicuri e l'apertura di cinque capitoli nel pluridecennale negoziato per l'adesione alla Ue. In cambio, il presidente Recep Tayyip Erdogan dovrebbe attuare davvero maggiori controlli alle frontiere, accettare le riammissioni, far partire la lotta contro i trafficanti e dare ai profughi siriani la possibilità di lavorare.

Nella presentazione pre-vertice agli ambasciatori permanenti, l'accordo ha trovato l'opposizione - stando a fonti diplomatiche - di Grecia e Cipro. Ma mentre in pubblico il premier greco Alexis Tsipras è possibilista per una collaborazione con la Turchia, il presidente francese François Hollande ed il premier olandese Mark Rutte frenano, sottolineando l'importanza che la Turchia rispetti le "condizioni". "Ci sarà discussione intensa" nella cena dei leader a porte chiuse, prevedevano fonti del Consiglio prima ancora che i 28 cominciassero. A frenare sull'inclusione nella lista europea dei Paesi sicuri, ad esempio, sono soprattutto Germania e Svezia, a causa della situazione dei curdi.

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SDA-ATS