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La Svizzera perde posti nella classifica di impegno per la tutela del clima: figura infatti al 14.mo rango su 61 nell'ultimo rapporto annuale stilato dalle ong Climate Action Networks (CAN) e Germanwatch, presentato oggi a Parigi alla Conferenza mondiale sul clima.

Le prime tre posizioni non sono state attribuite perché nessuno dei paesi ha raggiunto la necessaria performance per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici in corso e contribuire a mantenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia critica dei 2 gradi centigradi. In testa, al quarto posto, si conferma ancora una volta la Danimarca, seguita da Regno Unito, Svezia, Belgio, Francia e Cipro.

La Svizzera era situata 7.ma nel 2012, 8.a nel 2013 e 11.ma nel 2014. La discesa in classifica della Confederazione non è da collegare a cattivi dati ambientali, quanto piuttosto al fatto che altri paesi hanno avuto maggior successo nell'ambito delle energie rinnovabili e allo scarso contributo elvetico al finanziamento della politica climatica internazionale, spiega l'esperto climatico del WWF Patrick Hofstetter, interpellato dall'ats.

Per il periodo 2015-2017 il Consiglio Federale ha previsto di investire 100 milioni di dollari nel fondo per il clima (Green Climate Fund, GCF) destinato alla protezione dell'ambiente nei paesi in via di sviluppo, che dovrebbe essere costituito da 100 miliardi di dollari. Il contributo tecnico e finanziario stabilito da Berna non corrisponde alle capacità della Svizzera, paese economicamente forte, che dovrebbe piuttosto ammontare ad un miliardo, afferma Hofstetter.

La performance di ciascun paese è misurata attraverso il Climate Change Performance Index (CCPI), che si basa per il 60% sulle sue emissioni (30% livello delle emissioni annue e 30% il trend nel corso degli anni), per il 20% sullo sviluppo delle energie rinnovabili (10%) e dell'efficienza energetica (10%) e per il restante 20% sulla sua politica climatica nazionale (10%) e internazionale (10%).

Il Marocco, ad esempio, si piazza al 10.mo rango grazie al suo programma nazionale, che con un forte potenziamento della produzione elettrica di fonte solare ed eolica, intende portare al 42% la quota delle energie rinnovabili.

L'Italia fa un balzo in avanti dal 16.mo all'11.mo posto grazie alla considerevole riduzione delle emissioni, dovuta all'importante contributo delle rinnovabili e dell'efficienza energetica, il tutto combinato con la perdurante stagnazione economica. Il Bel Paese è invece in fondo alla classifica (51/o posto) per le politiche nazionali per il clima.

La Germania conferma il 22.mo posto dell'anno precedente. Cina e Stati Uniti, i maggiori produttori da gas ad effetto serra, fanno passi avanti grazie ai significativi investimenti nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica degli ultimi anni.

Fra i fanalini di coda, con una politica e una pratica ambientale definita "molto cattiva" nel rapporto, figurano Arabia Saudita (61.ma), Giappone (58), Corea del Sud (57), Iran (54) e Russia (53).

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SDA-ATS