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Il presidente degli Usa Barack Obama e il premier israeliano Benyamin Netanyahu tentano di superare dissapori personali e gelo politico incontrandosi per la prima volta in oltre un anno alla Casa Bianca e facendo l'un l'altro caute promesse.

Ma se saranno davvero superate quelle differenze sulle quali - lo ha ripetuto Obama - "non ci sono misteri", è presto per dirlo. L'analisi al momento è sul linguaggio del corpo e sulle poche aperture: Obama dice sì a negoziati per nuovi aiuti militari verso Israele e Bibi rassicura sul suo impegno per la pace, non escludendo la soluzione a due Stati.

Parlano anche di Iran i due leader riuniti nello Studio ovale alla presenza del vicepresidente Joe Biden, di quell'accordo sul nucleare 'pietra dello scandalo' per Netanyahu che lo scorso marzo condannò con forza in un accorato intervento al Congresso, al culmine della distanza tra Bibi e Obama che con il faccia a faccia oggi alla Casa Bianca i due tentano di accorciare, un passo alla volta.

Intanto non ci sono fanfare per questa visita, non è stata nemmeno fissata una conferenza stampa congiunta, sebbene le aspettative non siano poche. È questa la cautela che mette in campo la Casa Bianca, sottolineando come questo incontro nasca dal desiderio da entrambe le parti di sedersi e rinnovare l'impegno per la sicurezza e sulla base di quei valori condivisi che vanno anche oltre le diffidenze personali.

Fare il punto quindi, necessario per andare avanti ma non necessariamente chiave di svolta. Per questo, se Netanyahu dice che non esclude la soluzione a 'due Stati, la Casa Bianca apprezza ma ribadisce: più importante delle parole è come vi si dà seguito. "A giudicare saranno israeliani e palestinesi, più che gli americani". Quasi certamente non Obama in persona comunque, convinto com'è che la svolta, se ci sarà, non arriverà entro la fine del suo mandato.

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SDA-ATS