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In Svizzera c'è "reticenza a fornire informazioni affidabili" nel commercio delle materie prime.

È la denuncia dell'organizzazione non governativa Public Eye (ex Dichiarazione di Berna), che critica uno studio dell'Associazione dei commercianti, cui hanno collaborato la SECO e il DFAE.

Si tratta di uno studio intitolato "Commodity Trading Monitoring Report", uscito il 12 marzo e annunciato come il "primo studio scientifico" del settore.

L'associazione svizzera del commercio di materie prime e dei noli marittimi (STSA), con sede a Ginevra, li aveva fatti trapelare ai media già diverso tempo prima - segnala Public Eye - con lo scopo di ingigantire artificialmente l'importanza del settore per l'economia svizzera. Con tale manovra si vuole dar corpo alla minaccia dell'associazione di abbandonare il territorio elvetico nel caso vi fosse la volontà politica di imporre nuove regolamentazioni ai suoi affari.

L'accusa di Public Eye è che si esagera nell'indicare il numero degli impieghi diretti esistenti nel settore delle materie prime. Le stime "pseudoscientifiche" imbastite dalla STSA sembrano per esempio indicare che sono 36'154 le persone occupate, una cifra 3,5 volte superiore a quanto dichiarato dal Consiglio federale in un suo rapporto del 2013.

Si tratta - secondo Public Eye - di "una lista non divulgata di aziende, molte delle quali in realtà non sono affatto attive nel commercio di materie prime". Il rapporto viene perciò definito "espressamente fuorviante" e dalla metodologia "fallace". Il numero delle aziende è invece di 400 e le persone occupate direttamente sono 7'594, una cifra (censita dall'Ufficio federale di statistica) quattro volte inferiore a quella ritoccata dalla STSA.

Il rapporto dell'associazione dei commercianti - rileva ancora Public Eye in un comunicato - ha avuto la supervisione di alcuni dipendenti dell'Università di Ginevra, legati alla STSA, con la collaborazione della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) e del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

"Non è concepibile" che la Confederazione abbia affidato ad una lobby dei compiti essenziali per un lavoro risultato "vergognoso". Ciò dimostra che quando serve raccogliere dati in un settore quale quello delle materie prime "non si può fare affidamento sulla buona volontà dell'industria", annota l'organizzazione terzomondista. La Confederazione dovrebbe obbligare le aziende a collaborare.

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SDA-ATS