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Il partenariato sociale avrà un ruolo fondamentale per affrontare le sfide che attendono l'economia elvetica, messa sotto pressione in seguito alla decisione della Banca nazionale svizzera (BNS) di abolire il tasso minimo di cambio tra franco ed euro. Lo ha detto il consigliere federale Johann Schneider-Ammann alla stampa al termine di una tavola rotonda sul problema della forza del franco organizzata oggi a Berna con i partner sociali. Un prossimo incontro è in agenda a fine febbraio.

Nel corso della tavola rotonda - a cui ne seguiranno altre a scadenze regolari - è chiaramente emersa la necessità di intervenire: si è discusso di misure a corto e medio termine, ha rilevato il ministro dell'economia. Presenti all'incontro, oltre al consigliere federale, i presidenti dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI), e rappresentanti di Economiesuisse, dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), dell'Unione sindacale svizzera (USS) e di Travail Suisse.

Per sostenere le aziende colpite dalla crisi del franco forte si sono già fatti passi concreti: "abbiamo comunicato la decisione di introdurre la possibilità di richiedere indennità per lavoro ridotto (ILR) e le ditte possono farvi ricorso da subito", a patto che soddisfino i requisiti necessari, ha detto il consigliere federale.

Schneider-Ammann ha sottolineato che per ora non bisognerà procedere ad alcun programma congiunturale per rivitalizzare l'economia, e questo malgrado ieri il KOF abbia previsto un arretramento per l'economia elvetica. "Non andiamo in direzione di una forte recessione, quindi non è necessario un programma di questo tipo".

"La situazione è preoccupante ma non drammatica", ha sottolineato. Facendo riferimento alle richieste dell'USAM, che proprio oggi ha esortato il Consiglio federale ad agire in maniera determinata contro le conseguenze del franco forte, investendo 100 milioni di franchi supplementari all'anno nella formazione professionale superiore, il ministro ha precisato che la formazione fa parte delle condizioni generali che bisognerà migliorare a lungo termine.

Dal canto suo il presidente dell'USS e consigliere agli Stati Paul Rechsteiner (PS/SG) ha sottolineato che è giunto il momento di rendersi conto che la situazione è problematica. "Se la moneta è in grado di far cadere il paese in una crisi, allora bisogna ripensare l'intero sistema", ha affermato il presidente dell'USS, secondo cui ora tocca alla BNS agire, reintroducendo un tasso minimo di cambio: 1.20 franchi per ogni euro sarebbe un "livello ragionevole".

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SDA-ATS