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19mila civili uccisi, migliaia di donne in schiavitù, oltre 3 milioni di sfollati di cui un milione di bambini in età scolare: sono queste le cifre "sconcertanti" che danno un'idea del prezzo pagato dalla popolazione irachena in quasi due anni di guerra contro l'Isis.

Lo dice un rapporto reso noto oggi dall'Onu, che punta il dito anche contro le forze governative e le milizie loro alleate.

Il rapporto, realizzato dalla missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq (Unami) e dall'ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani (Ohchr), prende in considerazione il periodo che va dal primo gennaio del 2014 al 31 ottobre 2015 e si basa sui racconti di vittime e testimoni. Ma il numero delle vittime potrebbe essere sottostimato rispetto a quello reale. Inoltre, afferma l'Alto commissario per i diritti umani, Zeid Raad al Hussein, "anche questi dati osceni sulle perdite non riescono a riflettere esattamente quanto terribili siano le sofferenze dei civili in Iraq" perché molti altri "sono morti per il mancato accesso al cibo, all'acqua e alle cure mediche".

Nei 22 mesi a cui si riferisce il rapporto i civili uccisi risultano essere stati 18.802 e i feriti 36.245. Ma ancora oggi, sottolineano le Nazioni Unite, nonostante le sconfitte subite sul terreno, "il cosiddetto Stato islamico continua a commettere violenze sistematiche e diffuse". Atti che, "in alcuni casi, sono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e forse genocidio". Circa 3.500 persone, soprattutto donne e bambini della minoranza Yazidi, sono "attualmente detenute in schiavitù". A Mosul 800-900 bambini e adolescenti sono stati sottratti alle famiglie per essere sottoposti a corsi di istruzione religiosa e addestramento militare. Mentre testimoni hanno riferito di bambini-soldato uccisi perché fuggivano dai combattimenti nella provincia occidentale di Al Anbar. L'Onu denuncia inoltre le esecuzioni capitali trasformate in "orribili spettacoli pubblici", nelle quali i condannati sono stati "decapitati, bruciati vivi, schiacciati con bulldozer, o gettati dall'alto di edifici".

Ma tra le violenze denunciate vi sono anche rappresaglie compiute da milizie alleate all'esercito di Baghdad, tra le quali formazioni sciite, con uccisioni o sequestri di civili in aree strappate al controllo dell'Isis e sospettati di essere collaborazionisti, in particolare nelle province di Salahuddin e di Diyala. Proprio oggi il primo ministro Haidar al Abadi, sciita, ha compiuto una visita a Moqdadiya, nella provincia di Diyala, per condannare le violenze perpetrate la settimana scorsa da membri di milizie sciite contro moschee e civili sunniti per vendetta, dopo un doppio attentato dell'Isis che aveva provocato venti morti. Il rapporto dell'Onu, tuttavia, sottolinea che molti civili sono morti anche sotto i bombardamenti delle forze governative.

Numerose anche le fosse comuni scoperte, e non solo in aree già sotto il controllo dello Stato islamico. Nei pressi della città di Bassora, nel Sud del Paese, ne è stata trovata una contenente i resti di 377 persone, compresi bambini e donne, apparentemente uccise durante la sollevazione degli sciiti del 1991, repressa nel sangue da Saddam Hussein.

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SDA-ATS