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Recessione, nel 2020 il Pil calerà del 3,8% secondo la Seco

La pandemia incide sui consumi e su altri aspetti dell'economia. KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 12 ottobre 2020 - 10:00
(Keystone-ATS)

La recessione del 2020 sarà meno forte di quanto inizialmente temuto: stando alle stime della Segreteria di Stato dell'economia (Seco) il prodotto interno lordo scenderà quest'anno del -3,8% rispetto al 2019.

Il dato è migliore del -6,2% pronosticato in giugno. Anche per quanto riguarda la disoccupazione la previsione è meno negativa: è atteso un tasso del 3,2%, a fronte del 3,8% presunto tre mesi or sono e del 2,3% registrato l'anno scorso.

La ripresa cominciata a fine aprile sulla scia dell'allentamento delle misure di politica sanitaria anti-coronavirus ha superato le aspettative, spiega la Seco in un comunicato odierno. L'andamento del primo semestre è risultato meno negativo di quanto ipotizzato a inizio estate.

Il rilancio è ripreso anche nel terzo trimestre, sebbene abbia interessato maggiormente alcuni rami economici rispetto ad altri, più dipendenti dalla congiuntura internazionale. Secondo la Seco quindi la ripresa è incompleta: nella maggior parte dei settori i livelli dell'anno precedente non sono stati raggiunti. A fine settembre erano disoccupate quasi 50'000 persone in più rispetto a dodici mesi prima.

La prevista riduzione del Pil del -3,8% - il dato è identico anche al netto dei grandi eventi sportivi, che incidono sensibilmente perché in Svizzera hanno sede le ricchissime federazioni internazionali - rimane peraltro la più forte dal 1975, anche se appare meno grave di quanto apparisse mesi or sono.

Nel 2021 vi sarà un effetto di rimbalzo: il Pil aumenterà rispettivamente del +4,2% e del +3,8% (con e senza effetti degli eventi sportivi). Tre mesi or sono le previsioni erano del +5,3 e del +4,9. Va notato peraltro che la Seco aveva già provveduto a un ritocco delle sue stime all'inizio di settembre, parlando di una contrazione del Pil di "circa il 5%" per il 2020.

Tornando all'analisi attuale, gli esperti della Confederazione si aspettano che verso la fine dell'anno prossimo l'attività economica elvetica ritorni al livello precedente la crisi. La spesa per i consumi e gli investimenti dovrebbe quindi progressivamente aumentare, nonostante le perdite di reddito e il permanere di una grande incertezza generale. Lo scenario si basa peraltro sul presupposto che né la Svizzera, né i suoi principali partner commerciali instaurino un nuovo confinamento su larga scala.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la situazione dovrebbe migliorare, ma solo lentamente: si prevede infatti che nel 2021 la disoccupazione arriverà a una media annua del 3,4% (previsione di giugno: 4,1%), mentre l'aumento dell'occupazione sarà piuttosto contenuto.

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