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Circa 9,8 milioni di cittadini greci con più di 18 anni sono chiamati a votare nel referendum di domenica prossima. I seggi si apriranno alle ore 7 (le 6 in Svizzera) e si chiuderanno alle 19. I greci potranno votare in 19'000 seggi.

Il quesito su cui gli elettori sono chiamati a dire Sì (Nai) o No (Ochi) è il seguente: "Referendum del 5 luglio 2015. Deve essere accettato il progetto di accordo presentato da Commissione europea, Bce e Fmi nell'Eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta? Il primo documento è intitolato 'Riforme per il completamento dell'attuale programma ed oltre' ed il secondo 'Analisi preliminare per la sostenibilità del debito'".

Normalmente, in caso di elezioni, le tv elleniche pubblicano gli exit poll immediatamente dopo la chiusura dei seggi, ma in questo referendum non verranno fatti. Le previsioni della società Singular Logic (che cura il sito del ministero dell'Interno) dicono che le prime proiezioni attendibili sui risultati dovrebbero essere disponibili attorno alle 21 locali (le 20 in Svizzera), quando ci saranno risultati dal 10% delle sezioni, ma solo se lo scarto sarà superiore al 4%.

Prima di scrivere il proprio voto, domenica, ciascun elettore greco dovrà fare i conti con la possibilità, più vicina da oggi, che nel caso di un "no" la Banca centrale europea (Bce) chiuda i rubinetti alle banche facendole collassare già dal giorno dopo, e innescando il 'Grexit'.

È il risultato della decisione presa oggi dal fondo di salvataggio europeo. L'Efsf, primo creditore della Grecia, si è espresso dopo il mancato pagamento di Atene, a fine giugno, degli 1,6 miliardi dovuti al Fondo monetario internazionale (Fmi).

L'Fmi, che ha adottato una posizione interlocutoria in attesa di vedere l'evolversi della situazione, non ha parlato di default ma di un "arretrato". Persino l'agenzia di rating Standard & Poor's esclude un credit event, un innesco del default. Il fondo guidato dal tedesco Klaus Regling, a due giorni dal voto, gioca invece durissimo.

"Il mancato pagamento all'Fmi rappresenta un evento di default", si legge in una nota del fondo creato a Lussemburgo nel 2010 che si è fermato a un passo dallo sparare la pallottola: l'Efsf "si riserva di diritto" di richiedere alla Grecia il rimborso immediato dei 130 miliardi di euro dovuti, e "tiene aperte tutte le opzioni".

Nello scontro politico sul referendum, visto dalla Germania come una mina in grado di far esplodere le regole che tengono insieme l'unione monetaria, il messaggio agli elettori è chiaro. Votate no, e rischiate di essere cacciati dall'euro il giorno dopo.

È una minaccia al premier greco Alexis Tsipras, che chiama il bluff dei creditori ("non sarà un voto sull'euro") e denuncia una "campagna terroristica": visto dal governo greco, l'atteggiamento delle autorità è studiato per "ricattare" i greci e spingerli a votare "sì".

Di fatto l'Efsf avvicina di un passo il default conclamato. La Bce, potenzialmente già lunedì mattina, potrebbe decretare che, essendo garantite da uno Stato ritenuto in default dal suo maggior creditore, le banche greche non sono più solvibili. E quindi chiudere completamente i 90 miliardi di liquidità d'emergenza (Ela) che tengono le banche ancora in vita (anche se chiuse). Sarebbe il collasso delle banche e l'anticamera immediata dell'addio all'euro.

Francoforte si riunirà lunedì mattina per decidere il da farsi. Dovrebbe prevalere la prudenza: anche perché la Bce attende il rimborso di 3,5 miliardi il 20 luglio da Atene.

Ma in attesa del voto anche dal suo vicepresidente Vitor Constancio arrivano segnali chiari ai greci che si apprestano a votare. Il referendum "è rilevante" per quello che la Bce deciderà perché da esso dipende la possibilità di un accordo con i creditori. "Se c'è un voto negativo, sarà più difficile raggiungere un accordo, se invece preverrà il 'sì' è il contrario: quasi il suggerimento che la Bce potrebbe fare un passo indietro e tornare ad aumentare l'Ela salvando le banche.

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SDA-ATS