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Regge la tregua in Siria, ma Erdogan torna a minacciare

Recep Tayyip Erdogan KEYSTONE/AP Pool Presidential Press Service sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 19 ottobre 2019 - 18:55
(Keystone-ATS)

Regge la fragile tregua nel nord-est della Siria. Nel secondo dei cinque giorni di cessate il fuoco concordati da Turchia e Stati Uniti, Ankara e i curdi continuano a rimpallarsi accuse di violazioni.

Scontri sul terreno sono confermati anche dall'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) nell'area di Ras al Ayn, la città di confine sotto il più duro assedio turco. Ma secondo la stessa ong, una "relativa calma prevale in tutta l'area a est dell'Eufrate" e i curdi annunciano anche di aver ripreso le operazioni anti-Isis.

La tregua resta comunque appesa a un filo. Recep Tayyip Erdogan è tornato oggi a minacciare la ripresa dell'offensiva. "Se non ci sarà" il ritiro delle milizie curde Ypg entro martedì sera, "continueremo" l'operazione militare "da dove ci siamo fermati" e "spaccheremo le teste dei terroristi", ha ribadito da Kayseri, nel cuore dell'Anatolia.

Nel frattempo, sul terreno proseguono a Ras al Ayn gli scontri tra Ypg e milizie siriane filo-Ankara. Queste ultime, denunciano i curdi e l'Ondus, continuano anche a bloccare i corridoi umanitari e quelli che dovrebbero permettere l'evacuazione dei combattenti, sabotando di fatto della tregua.

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