Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

L'ex premier italiano Matteo Renzi torna leader del Partito democratico (Pd) stravincendo le primarie.

KEYSTONE/EPA ANSA/GIUSEPPE LAMI

(sda-ats)

L'ex premier italiano Matteo Renzi torna leader del Partito democratico (Pd), rilegittimato dopo la pesante sconfitta al referendum e le dimissioni da premier.

Quasi 2 milioni di elettori, smentendo le previsioni fosche della vigilia, hanno votato alle primarie e, secondo i dati non ancora ufficiali, quasi il 75% ha scelto il bis dell'ex segretario rispetto ai rivali Andrea Orlando, intorno al 20%, e Michele Emiliano sul 5%. Una sfida dall'esito scontato, secondo molti, ma che i renziani festeggiano come la ripartenza in vista delle elezioni politiche. "Una responsabilità straordinaria", ringrazia l'ex premier.

La scissione di Bersani e D'Alema, consumatasi dopo il 4 dicembre, aveva fatto temere un crollo dei votanti ai gazebo rispetto ai 2,8 milioni delle precedenti primarie. Ed invece, soprattutto nelle città, il calo è stato contenuto e in alcuni momenti si sono create file ai seggi che hanno allungato l'orario di chiusura. Così come non sono mancate denunce e accuse incrociate tra le mozioni rivali: annullati i voti di Nardò, Gela e Cariati mentre a Napoli, dove il deputato renziano Ernesto Carbone era stato mandato come 'osservatore' in Campania, pare evitato il caos brogli del passato.

"Smentito chi aveva già fatto il funerale delle primarie", commenta il vicesegretario Lorenzo Guerini ribattendo a Beppe Grillo - leader del Movimento 5 Stelle (M5S) - ma avvisando anche chi, dentro il Pd, considera i gazebo uno strumento superato. C'è, invece, ancora chi crede nella scelta del leader attraverso le primarie: nel savonese ha addirittura votato una nonna di 102 anni. E sembrano crederci ancora anche i leader del passato: Walter Veltroni ha votato nel circolo Berlinguer a Buenos Aires, Enrico Letta, che ha votato per Orlando, a Parigi. E in coda per votare si è messo anche il premier Paolo Gentiloni che ha votato a Roma prima di partire per una missione in Kuwait, salvo poi congratularsi in serata con il suo predecessore per vittoria.

Ma le primarie non risolvono tutti i problemi del Pd, a partire dall'unità del partito. Solo Matteo Renzi, dopo aver votato in mattinata a Pontassieve insieme alla moglie e alla figlia, ha raggiunto in serata il Nazareno, dove ha festeggiato con i sostenitori della sua mozione. Orlando è rimasto nel suo comitato a Roma ed Emiliano ha preferito restare nella sua Bari. Entrambi escludono nuove scissioni ma le distanze con il vincitore sono profonde, a partire dalle alleanze del Pd in vista delle prossime elezioni.

Gli sfidanti di Renzi si preparano ora a dare battaglia dentro il partito sia nella linea politica sia nella definizione della legge elettorale. "Noi saremo sempre leali ma non obbedienti", chiarisce Francesco Boccia. E farà discutere il nodo delle alleanze. "L'intesa con Berlusconi non esiste", taglia corto Matteo Richetti alla vigilia dello sprint che il neosegretario si prepara a fare.

Ma per molti legge elettorale fa rima con elezioni politiche. Fuori e dentro il Pd sospettano che ora Renzi, davanti ad una vittoria così schiacciante, metterà il piede sull'acceleratore della legislatura, magari dopo aver fatto piccoli ritocchi per rendere omogenee la legge elettorale. Ma a prescindere da quando si voterà il neoleader ha già scelto il suo principale avversario: Beppe Grillo, che oggi ha accusato il Pd di "una visione anti-storica, rivolta al passato" esaltando la democrazia dei gazebo su quella dei clic. Ma è soprattutto sui social che da domani Renzi intende ripartire.

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

SDA-ATS