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È cominciata la missione più delicata per i militari francesi dispiegati in Repubblica centrafricana (RCA), che dopo il lancio delle operazioni, giovedì scorso, sono stati incaricati di disarmare le milizie e i gruppi armati per ripristinare ordine e sicurezza nella capitale Bangui, traumatizzata dai massacri dei giorni scorsi.

In appoggio alle truppe francesi è giunto oggi l'annuncio del Pentagono: gli Stati Uniti invieranno aerei militari per trasportare le truppe del Burundi nella RCA.

Da Parigi, il portavoce dello Stato maggiore, Gilles Jaron, ha detto che le operazioni stanno andando "piuttosto bene". I ribelli armati, che fino a pochi giorni fa erano praticamente ovunque nelle strade della capitale Bangui, sembrano diminuiti. "In alcuni punti, i gruppi armati hanno mollato (...), in altri punti, hanno depositato le armi", ha riferito Jaron, bollando come "insignificante" l'unico scontro a fuoco tra soldati francesi e ribelli avvenuto oggi vicino all'aeroporto.

Il disarmo dei combattenti dell'ex-ribellione Séléka "non è un lavoro facile", aveva detto stamattina a radio France Inter il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius. "È stato spiegato a tutti, alla radio e attraverso i media disponibili, che bisogna riconsegnare le armi. Il presidente Djotodia ha detto la stessa cosa, adesso procediamo al contatto e se non si rivelerà abbastanza efficace sarà necessario impiegare la forza", aveva aggiunto Fabius, prima che lo Stato maggiore annunciasse l'esito piuttosto soddisfacente delle prime operazioni di disarmo. Dopo il voto dell'Onu di giovedì scorso, la Francia ha dispiegato 1.600 militari.

La Repubblica centrafricana è scivolata nel caos e nelle violenze in seguito al rovesciamento, nel marzo scorso, del presidente François Bozizé. L'operazione, a cui partecipano anche i militari africani della missione internazionale Misca, riguarda esclusivamente i combattenti dell'ex-Séléka, che in questi ultimi mesi si sono macchiati di violenze, saccheggi, esecuzioni sommarie.

Considerati da molti centrafricani come veri e propri "occupanti" venuti dai vicini Ciad o Sudan, gli ex-Séléka - in maggioranza musulmani - sono gli unici a circolare armati. Ad opporsi alla loro presenza, si sono formate delle milizie locali di autodifesa, che si definiscono 'anti-balaka'. Secondo il Comitato inetrnazionale della Croce Rossa (CICR), negli ultimi giorni di violenze tra le due fazioni sono morte circa 400 persone.

Duramente criticato nel fine settimana dal presidente francese, François Hollande, il presidente centrafricano Michel Djotodia ha assicurato oggi di avere ancora il "sostegno" di Parigi. "Chiedo al popolo centrafricano di astenersi da ogni manifestazione ostile al presidente francese", ha detto l'ex capo ribelle, in una dichiarazione alla radio nazionale.

"Non si può lasciare al suo posto un presidente che non ha potuto fare niente e che ha lasciato fare", aveva detto Hollande nei giorni scorsi. Parole che a Bangui sono state lette da alcuni come un'intrusione di Parigi nella sovranità nazionale, in un paese in cui la Francia - ex-potenza coloniale - ha una lunga tradizione di fare e disfare i presidenti.

Giunto alla guida del paese con le armi nel marzo 2013, dopo aver rovesciato l'ex presidente François Bozizé, Djotodia dovrebbe lasciare il potere a fine 2014, prima delle elezioni del febbraio 2015.

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SDA-ATS