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Una protesta a istanbul

KEYSTONE/EPA/DENIZ TOPRAK

(sda-ats)

La Commissione elettorale turca boccia la richiesta di annullamento del contestato referendum sul presidenzialismo.

A 3 giorni dal voto, e dopo una valanga di polemiche sui presunti brogli a favore di Recep Tayyip Erdogan, la decisione segna un pesante stop alle speranze dell'opposizione di rimettere tutto in discussione.

Una pronuncia giunta a larga maggioranza (10-1), come nelle attese di molti osservatori.

Il principale partito di opposizione, il kemalista Chp, ha già annunciato il prossimo passo: un ricorso alla Corte costituzionale, che potrebbe essere seguito da quello alla Corte europea dei diritti umani.

Lo stesso Chp, per bocca della sua portavoce, non esclude nemmeno decisioni clamorose, come un abbandono del Parlamento. Ma Erdogan tira dritto: "Vengo da un background calcistico. Non importa se vinci 1-0 oppure 5-0. Lo scopo finale è vincere la partita".

Non si fermano neanche le proteste di piazza. "Invitare la gente a scendere in strada è sbagliato e al di fuori della linea di legittimità", ha avvisato il premier Binali Yildirim, invitando l'opposizione ad agire "più responsabilmente".

Ma per la quarta sera di fila, numerose manifestazioni contro i presunti brogli si sono svolte in diverse città del Paese. Come avviene oramai quotidianamente dalla sera del voto, i dimostranti si sono riuniti soprattutto nei quartieri dove il 'no' ha prevalso nettamente.

A Istanbul sono scesi di nuovo in piazza nelle roccaforti laiche di Besiktas e Kadikoy, oltre che in diverse zone periferiche, dopo che nei giorni scorsi alcuni gruppi di manifestanti che volevano recarsi a piazza Taksim sono stati fermati dalla polizia. Altre manifestazioni si sono svolte ad Ankara, Smirne e in diversi altri centri minori.

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SDA-ATS