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Riparte pompaggio del petrolio da nave incagliata inNuova Zelanda

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 ottobre 2011 - 09:54
(Keystone-ATS)

Calati da un elicottero sul ponte della portacontainer incagliata da 10 giorni in una barriera corallina della Nuova Zelanda, i soccorritori sono impegnati in una rischiosa operazione per valutare se e come si possano pompare via le oltre 1000 tonnellate di petrolio ancora nei suoi serbatoi, prima che la scafo si spacchi del tutto. La metà di prua della nave di 236 metri, che ha già disperso in mare 350 tonnellate di petrolio, è fermamente incastrata nei banchi corallini, la poppa è sommersa a più di 90 metri di profondità e l'inclinazione dello scafo, arrivata a 22 gradi, rende ancora più difficili le operazioni degli esperti a bordo.

Mentre centinaia di operatori in tute bianche, in gran parte militari, continuano l'opera di pulizia delle spiagge ricoperte di dense bolle nere, è salito a oltre 1000 il bilancio degli uccelli morti, molti di specie rare. E secondo gli esperti molti altri stanno annegando appesantiti dalla melma nera o muoiono di freddo quando il petrolio dissolve il loro strato impermeabile. Su alcune spiagge si sono anche riversati i detriti fuoriusciti dai 90 container caduti in mare. Uno di essi conteneva ferrosilicone, che emette gas infiammabile. Il comandante e il secondo ufficiale sono stati arrestati e incriminati secondo la legge marittima che copre attività pericolosa che coinvolga navi o altri prodotti marittimi, e rischiano fino a 12 mesi di carcere e una multa pari a 5700 euro. Il governo vuole sapere, ha detto il premier John Key, perchè la nave si è incagliata in una barriera corallina ben indicata sulle carte nautiche e con mare calmo. Gli armatori greci della Costamare Shipping hanno presentato profonde scuse, assicurando che collaboreranno pienamente con le autorità per stabilire cause e responsabilità dell'incidente.

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