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Oggi è il tredicesimo giorno di manifestazioni di protesta in Libia, teatro di contestazioni senza precedenti contro il colonnello Gheddafi. La protesta continua anche negli altri paesi arabi. Ecco la mappa delle rivolte dal Marocco al Golfo.

- LIBIA: nella notte il Consiglio di sicurezza dell'Onu approva le sanzioni. Il governo britannico congela i beni di Gheddafi e dei suoi famigliari. Hillary Clinton afferma che gli Usa sono pronti ad aiutare gli oppositori, che intanto a Bengasi formano un Consiglio nazionale libico. La cittadina di Zawia, a una ventina di chilometri da Tripoli, è in mano ai rivoltosi. Gheddafi conferma alla tv serba che non lascerà il Paese e ribadisce che quanto sta avvenendo in Libia è colpa degli "stranieri e di al Qaida". Intanto, è emergenza sanitaria al confine con la Tunisia dove continua l'esodo.

- TUNISIA: si dimette il primo ministro Mohamad El Ghannouchi, spiegando di essere contrario alla repressione. Subito dopo, nel centro di Tunisi, aumentano le azioni vandaliche e di sciacallaggio. Testimoni riferiscono di colpi di arma da fuoco e colonne di fumo che si innalzano da diversi punti. In serata Beji Caid Sebsi viene nominato nuovo primo ministro. Cinque vittime in seguito agli incidenti di ieri, 16 i feriti tra le forze dell'ordine.

- OMAN: si infiamma anche l'Oman. A Sohar, la più grande città industriale del Paese, almeno duemila manifestanti - senza lavoro o con salari bassi - scendono in piazza per chiedere riforme. Due dimostranti morti e altri otto feriti, in seguito agli scontri con le forze dell'ordine. Palazzo del governo e commissariato in fiamme. Proteste anche nel sud. È la prima volta che nel sultanato si verificano violenze del genere.

- YEMEN: Il presidente Ali Abdallah Saleh, contestato dallo scorso 27 gennaio da manifestanti che chiedono lasci il potere, dichiara la sua intenzione di difendere il "regime repubblicano fino all'ultima goccia di sangue". Intanto la repressione è violenta: almeno tre morti nella notte a Aden (sud). Nella capitale Sanaa proseguono i sit-in degli studenti davanti all'università e a Taez, nel sud.

- IRAQ: Il primo ministro Nuri al Maliki, sotto pressione di fronte alle proteste della popolazione, delle autorità religiose e del Parlamento, dà 100 giorni di tempo ai suoi ministri per dimostrare le loro capacità nella lotta alla corruzione e nel miglioramento dei servizi pubblici. Dall'inizio di febbraio, nelle manifestazioni di piazza, sono state uccise almeno 23 persone, tra cui un poliziotto.

- EGITTO: Il segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, annuncia di volersi presentare alle presidenziali. Al Cairo piccoli gruppi di manifestanti si radunano a Piazza Tahrir chiedendo le dimissioni del governo diretto dal generale Ahmed Shafiq e l'abolizione della legge di emergenza. Le università, chiuse da quando sono cominciate le rivolte, riapriranno sabato 5 marzo.

- BAHREIN - Migliaia di persone in piazza anche oggi a Manama per chiedere la cacciata del regime della dinastia sunnita degli al-Khalifa mentre il gruppo sciita al Parlamento conferma le proprie dimissioni, all'indomani dell'annuncio del rimpasto di governo che l'opposizione ha però giudicato insufficiente. Gli scontri hanno finora causato sette morti.

- MAROCCO: Poco più di mille persone, circondate da un massiccio dispositivo di sicurezza, hanno manifestato oggi a Casablanca per chiedere "riforme politiche e una nuova Costituzione". Le università, chiuse da quando sono cominciate le rivolte, riapriranno sabato 5 marzo.

- ARABIA SAUDITA: Re Abdullah annuncia riforme economiche che dovrebbero portare beneficio a circa 90.000 dipendenti pubblici. Circa 140 intellettuali sottoscrivono una lettera per chiedere cambiamenti politici di sostanza. Su Facebook si invita anche a manifestazioni di piazza, che per ora rimangono senza seguito.

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SDA-ATS