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Roche si tiene stretta divisione diagnostica

La divisione diagnostica - nella foto: la sede di Rotkreuz di un'unità internazionale - è al momento il fiore all'occhiello di Roche. KEYSTONE/ALEXANDRA WEY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 21 settembre 2020 - 15:00
(Keystone-ATS)

Roche si tiene stretta la sua divisione diagnostica, tornata in auge con la crisi del coronavirus: rimarrà all'interno del gruppo, assicura il presidente della direzione Severin Schwan in un'intervista all'agenzia Awp. No quindi a uno spin-off.

Per lungo tempo il comparto è stato un po' messo in ombra dalla divisione farmaceutica, molto più grande. Sino a pochi mesi or sono fra gli analisti si sono levate anche voci che invitavano a uno scorporo, con l'obiettivo di meglio valorizzare il segmento. Ma con la pandemia - e i numerosi test anti-Covid sfornati - la situazione è cambiata bruscamente.

"Non tutto ciò che il mondo finanziario considera interessante è sempre strategicamente e a lungo termine sensato", spiega Schwan. Importante è sapere se è possibile realizzare sinergie, con le unità di cui si dispone. "Se queste sinergie esistono, considero un vantaggio strategico mantenere le unità sotto lo stesso tetto e quindi rafforzare la posizione di mercato dell'azienda a lungo termine".

Il manager con triplo passaporto (austriaco, tedesco e svizzero) si aspetta che la divisione esca più forte dalla crisi anche in un'ottica futura. La consapevolezza generale dell'importanza della diagnostica è aumentata a tutti i livelli, sottolinea il 52enne con studi in economia e giurisprudenza.

Secondo Schwan nei prossimi anni Roche continuerà quindi a crescere sia nel segmento farmaceutico che in quello diagnostico. Acquisirà peraltro maggiore importanza l'analisi digitale dei dati sanitari provenienti dalla pratica clinica, terzo pilastro d'attività. "La nostra visione è un gruppo che in futuro sarà costituito da questi tre comparti che si sostengono a vicenda".

Tuttavia il messaggio più importante che il dirigente vuole trasmettere è di natura completamente diversa. "Andate dal dottore", dice. A suo avviso ancora troppi pazienti rinviano le visite dal medico o le terapia per paura del coronavirus. Secondo Schwan - fra i dirigenti più pagati in Svizzera: nel 2019 presso Roche ha incassato compensi per 11,5 milioni di franchi - questo non solo rappresenta una minaccia per i singoli pazienti, ma ha anche conseguenze di vasta portata per i sistemi sanitari.

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