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ROMA - Smentite, malintesi, nuove sottolineature, precisazioni: la vicenda delle espulsioni dei Rom dalla Francia si è trasformata in un imbarazzante macigno tra Parigi e Berlino, i giganti d'Europa condannati a una non facile gestione del loro tradizionale 'asse'.
Berlino, all'indomani della sortita del presidente francese sullo scottante tema, ha continuato oggi a negare l'esistenza di piani per lo smantellamento dei campi rom in Germania, pur tentando di non far fare una figuraccia al proprio alleato chiave nella Ue.
Ieri, dopo che Nicolas Sarkozy aveva detto che anche la cancelliera Angela Merkel intendeva iniziare lo smantellamento dei campi rom in Germania, era giunta la secca smentita del portavoce della leader tedesca, che aveva sottolineato come "nè durante nè al margine del vertice" di Bruxelles, i due avevano parlato di nomadi. E stamane è toccato al ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, tornare a smentire - ma anche tentare di spiegare - quanto affermato da Sarkozy. "Presumo che si tratti di un malinteso - ha commentato oggi il ministro - poichè la cancelliera ha detto pubblicamente, come mi ha raccontato personalmente, come si è svolta la conversazione e da parte della cancelliera non c'è stato un annuncio del genere".
Da parte sua, il portavoce del governo, Steffen Seibert, ha sottolineato oggi che "le dichiarazioni di Sarkozy rispetto ai Rom non hanno alcun ruolo in Germania e non si può nemmeno paragonare la situazione francese con quella in Germania" dove, ha spiegato, non ci sono campi simili.

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SDA-ATS