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La giustizia russa ha contestato oggi l'accusa di pirateria a tutti i 30 attivisti di Greenpeace arrestati in relazione al blitz effettuato il 19 settembre con il rompighiaccio "Artic Sunrise" contro una piattaforma petrolifera di Gazprom. Fra di essi figura anche uno svizzero.

La giustizia russa aveva annunciato ieri di aver contestato l'accusa di pirateria contro 14 attivisti di Greenpeace. Il reato di pirateria è punito con pene da 10 a 15 anni. Con questo accusa le autorità russe possono inoltre chiedere una carcerazione preventiva di due mesi.

L'associazione ambientalista ha definito ieri l'accusa "infondata" e "abominevole". Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, ha parlato di "un attentato al principio stesso della protesta pacifica".

I legali dei 30 attivisti di Greenpeace arrestati - che provengono da 19 Paesi diversi - hanno presentato ricorsi contro gli ordini di arresto. Secondo l'organizzazione, si è trattato di un'azione pacifica con l'obiettivo di appendere degli striscioni di protesta sulla piattaforma. Tutte le persone arrestate si sono dichiarate innocenti e si sono rifiutate di fare altre dichiarazioni, scrivono oggi gli inquirenti russi in una nota.

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SDA-ATS