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MOSCA - Le perdite a breve termine per l'economia russa derivanti dalla prolungata ondata di caldo e di incendi potrebbero arrivare all'1% del PIL del 2010, ossia a circa 15 miliardi di dollari. È intanto spento un incendio vicino ad un centro nucleare militare negli Urali.
Secondo Aleksander Morozov, di HSBC, uno dei maggiori gruppi bancari mondiali, l'economia russa "potrebbe perdere circa il 4% di valore aggiunto nel terzo trimestre - quando in agricoltura si crea il 50% del valore aggiunto dell'intero anno - e l'1% del Pil nel 2010".
Il quotidiano Kommersant sottolinea che finora l'unico dato concreto è la riduzione del raccolto di grano a 60-65 milioni di tonnellate e l'annunciato divieto dell'export del grano stesso sino alla fine dell'anno, che dovrebbero comportare una perdita di circa 3 miliardi di dollari e un aumento dell'inflazione, compreso un incremento dei prezzi del cibo importato.
Altri analisti consultati dall'autorevole quotidiano ritengono tuttavia che l'impatto del disastro sull'economia del Paese sarà più modesto, con una riduzione del Pil dello 0,5% e una crescita dell'inflazione dal 5,5% a 6% per quest'anno.
Intanto l'agenzia Ria Novosti, citando i servizi di emergenza locale, riferisce che è stato spento un incendio che avanzava pericolosamente vicino al centro di ricerca nucleare militare della città di Snezhinsk, sugli Urali, 1500 km a est di Mosca.
Il rogo si era propagato venerdì scorso su un'area di 10 ettari, ieri l'area interessata dalle fiamme era stata quasi dimezzata. Il centro, creato nel 1955, è specializzato nella produzione e nella sperimentazione di armi nucleari.
Pompieri e protezione civile lavorano ancora per combattere le fiamme nella zona di Ozersk, nella regione di Celiabinsk, sempre sugli Urali, dove si trova il più grande centro di smaltimento russo di rifiuti nucleari, Maiak: è a soli 80 km dal centro di ricerca di Snezhinsk.

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SDA-ATS