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MOSCA - È morto per malattia all'età di 73 anni l'ex vicepresidente sovietico Ghennadi Ianaiev, l'uomo che guidò nell'agosto del 1991 il colpo di stato contro l'allora presidente Mikhail Gorbaciov, in una presa di potere che durò tre giorni e portò nel dicembre di quell'anno alla fine dell'Unione sovietica. Lo afferma la radio Eco di Mosca.
Ianaiev, ha detto un parente all'agenzia Interfax, è morto "dopo una lunga e grave malattia". Era stato di nuovo ricoverato ieri sera in ospedale.
Il 19 agosto del 1991, dopo un lungo braccio di ferro fra la nomenklatura sovietica fedele al passato e il riformista democratico Gorbaciov, Ianaiev guidò il putsch a Mosca, proprio quando il presidente era in vacanza in Crimea. Il nuovo capo dell'Urss decretò lo stato di emergenza nella capitale e inviò i carri armati: ma fu proprio la gente a scendere in piazza e a lottare, guidata da Boris Ieltsin, l'allora presidente della Federazione russa (a quel tempo una delle repubbliche sovietiche).
Tre manifestanti per la democrazia vennero uccisi dai soldati, ma questi ultimi poi si distaccarono dai loro capi comunisti e in massa incrociarono le braccia per non sparare sulla folla. Ieltsin, parlando da sopra un carro armato, fomentava i moscoviti, e dopo tre giorni di contrapposizione i golpisti dovettero cedere. Gli amici del presidente russo andarono a liberare Gorbaciov: che resse solo pochi mesi alla presidenza, per decretare egli stesso, il 25 dicembre, la fine dell'Urss. Nascevano le repubbliche indipendenti ex sovietiche della Comunità di Stati indipendenti (Csi), fra cui la più potente Russia.
Ianaiev, assieme ad altri golpisti, venne dapprima arrestato, poi messo in libertà grazie a un'amnistia proclamata nel 1994 dalla Duma. La sua attività politica cadde nell'oblio per tutto il resto della sua vita.

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SDA-ATS