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Mosca reagisce piccata alle critiche occidentali contro la sentenza a due anni per tre musiciste delle Pussy Riot: "si può constatare che la vicenda della punk band è servita solo da pretesto per una ennesima ondata di giudizi frettolosi, non obiettivi e politicizzati", ha dichiarato in una nota il portavoce del ministero degli esteri Aleksandr Lukashevich.

"Si ha l'impressione - ha proseguito - che per alcuni difensori dei diritti umani e per alcuni mass media sia importante non tanto il futuro destino delle giovani donne, quanto la possibilità di fare uno scandalo per un'ennesima volta nel campo anti-russo. All'estero si è scatenata una campagna abbastanza burrascosa in difesa delle componenti del gruppo ma il senso della performance artistica è passato in secondo piano. I nostri critici non prendono neppure in considerazione il carattere offensivo, per milioni di ortodossi e di persone che professano altre confessioni, dell'azione di questo gruppo punk".

Secondo Lukashevich nella vicenda ci sono "elementi di conflitto tra civiltà: nell'Occidente postmodernista molti dimenticano le radici cristiane dell'Europa e non vogliono rispettare i sentimenti dei seguaci di altre fedi ritenendo che la religione limita la democrazia".

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SDA-ATS