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Sono già state rilasciate le 380 persone fermate ieri sera nella guerriglia urbana scoppiata in un distretto meridionale di Mosca, dove una folla di centinaia tra abitanti locali e nazionalisti radicali ha attaccato un deposito di frutta e verdura gestito da caucasici, accusando un immigrato dell'uccisione di un giovane russo.

Solo due persone sono state trattenute, mentre altre 70 sono state citate in tribunale, dove rischiano provvedimenti amministrativi sino ad un massimo di 15 giorni di carcere per "teppismo".

Negli scontri, che hanno fatto scattare un piano di emergenza dal nome emblematico, "Vulcano", sono rimaste ferita una ventina di persone, di cui sei agenti, cinque dei quali ricoverati. Le violenze di ieri (vetrine infrante, auto e chioschi danneggiati, lancio di fumogeni e bottiglie, barricate con i cassonetti della spazzatura) hanno riacceso il dibattito sull'immigrazione dal Caucaso e dai Paesi centroasiatici.

Il blogger anti Putin Alexiei Navalni, noto per le sue posizioni nazionaliste, ha chiesto le dimissioni dei vertici della polizia moscovita e l'introduzione del regime dei visti, ipotesi quest'ultima già scartata dal leader del Cremlino nei giorni scorsi. Il tema dei lavoratori immigrati è stato il tema numero uno della recente campagna elettorale per il sindaco di Mosca.

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SDA-ATS