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È guerra "satellitare" tra Mosca e Washington: la Russia ha deciso di sospendere l'attività di 11 stazioni Gps americane, anche per usi militari, dopo il rifiuto degli Usa di consentire l'installazione nel proprio territorio di analoghe stazioni Glonass, il sistema di navigazione russo. L'ordine, scattato ieri, è stato dato dal vice premier Dmitri Rogozin, uno dei più importanti dirigenti russi oggetto di sanzioni Usa per la politica di Putin in Crimea, noto per le sue dichiarazioni belligeranti anti americane.

Rogozin aveva minacciato anche l'interruzione della collaborazione spaziale russo-americana per la stazione spaziale internazionale, ironizzando che gli astronauti Usa - senza la Soyuz russa - avrebbero avuto bisogno di un trampolino per raggiungere la Iss. La decisione non influirà sull'operatività del Gps, come ha ammesso lo stesso Rogozin, ma testimonia quanto si siano deteriorate le relazioni tra i due Paesi dopo la crisi ucraina, anche se le radici della "guerra satellitare" sono anteriori all'annessione della Crimea.

Lo scorso anno la Cia e il Pentagono avevano speso mesi per convincere il dipartimento di Stato Usa a recedere dai progetti di consentire stazioni Glonass sul territorio americano, adducendo il timore che avrebbero aiutato la Russia a spiare gli Stati Uniti o a migliorare la precisione dei missili russi. Lo scorso dicembre il Congresso aveva adottato una legge che proibisce la costruzione di stazioni satellitari russe.

SDA-ATS