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Sakineh: figlio a Ban Ki-moon, salva mia madre

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 settembre 2010 - 10:45
(Keystone-ATS)

ROMA - Il figlio di Sakineh Ashtiani, la donna condannata alla lapidazione in Iran, ha scritto una lettera aperta a Ban Ki-moon, chiedendo al segretario dell'Onu di "salvare la vita" alla madre. Lo scrive il Times.
"La sentenza non è stata annullata, è solo stata rinviata e può essere eseguita in ogni momento", ha scritto Sajad Ghaderzade, chiedendo inoltre alle Nazioni Unite di bandire la lapidazione in tutto il mondo.
Secondo Sajad, il rispetto dei diritti umani in Iran sbandierato dalle autorità di Teheran è una "assoluta menzogna". E al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che nei giorni scorsi ha negato che Sakineh sia mai stata condannata alla lapidazione, Sajad chiede perchè "difendi il Libano, la Palestina e il Pakistan ma non ti senti responsabile per la tua gente?".
Nella lettera a Ban, inviata ieri in occasione dell'intervento di Ahmadinejad all'Onu, il figlio di Sakineh bolla il sistema giudiziario iraniano come corrotto e colluso con il regime, privo di qualsiasi indipendenza.
Sajad, 22 anni, ha ribadito infine che la madre è innocente, ed è stata condannata a morte per adulterio dopo essere stata assolta dall'accusa di omicidio.

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