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Il popolo svizzero avrà l'ultima parola sulla costruzione di una seconda galleria stradale al San Gottardo: gli oppositori del progetto approvato dal Parlamento hanno consegnato stamane alla Cancelleria federale 75'731 mila firme autenticate - ne bastavano 50 mila - sulle 125'573 raccolte per la convocazione di un referendum. La votazione potrebbe tenersi al più presto il 14 giugno 2015. Forte segnale contro un secondo tubo dai Cantoni Ticino e Uri.

L'associazione contraria al raddoppio raggruppa una cinquantina di organizzazioni: oltre all'Associazione traffico e ambiente (ATA), Iniziativa delle Alpi, Sindacato del personale dei trasporti SEV, Partito socialista e Verdi ne fanno parte anche Verdi liberali, Partito evangelico, Greenpeace, WWF, Pro Natura e Pro Velo.

Il sostegno al referendum è stato assai pronunciato nei cantoni Ticino e Uri, ha detto all'ats il portavoce dell'Iniziativa delle Alpi Thomas Bolli. Solo a Sud delle Alpi sono state raccolte oltre il 10% delle sottoscrizioni autenticate dai comuni, ha specificato. Si tratta di un segnale inequivocabile: il Ticino non vuole una seconda galleria al San Gottardo, ha spiegato.

Citato in una nota odierna, il copresidente dell'associazione, nonché presidente dell'Iniziativa delle Alpi, Jon Pult, sostiene che "il governo ticinese e i rappresentanti ticinesi dei partiti borghesi a Palazzo federale non riflettono assolutamente lo spirito che regna fra la popolazione".

Il Ticino meridionale è particolarmente colpito e da anni la gente soffre a causa della scadente qualità dell'aria e del caos nelle strade. Secondo il granconsigliere grigionese e presidente del PS retico, "questo eccellente risultato nella raccolta delle firme indica inoltre che l'idea della tutela delle Alpi è ottimamente radicata in Svizzera".

Gli oppositori al progetto attuale - previsto dalla revisione della Legge federale sul transito stradale nella regione alpina (LTS) - temono che dopo la messa in funzione di entrambe le gallerie prima o poi verranno aperte al traffico le due corsie di ognuna, il che violerebbe la Costituzione.

L'articolo 84 approvato dal popolo nel 1994 prevede infatti che la capacità delle strade di transito nella regione alpina non possa essere aumentata. "Presto o tardi, il raddoppio del Gottardo sarà seguito dal raddoppio delle corsie e del numero di autocarri", denuncia nella nota Caroline Beglinger, copresidente dell'associazione "No al raddoppio del Gottardo" e codirettrice dell'ATA.

A suo parere, il raddoppio causerà anche più rumore, gas di scarico, colonne e incidenti sull'insieme dell'asse nord-sud. La promessa politica di fissare le capacità in un testo legale è simpatica, ma non dà nessuna garanzia contro l'ondata di autocarri, precisa Caroline Beglinger.

Secondo gli oppositori al progetto, non c'è bisogno di una seconda galleria stradale. Durante il risanamento di quella esistente è infatti possibile offrire un efficiente servizio di treni navetta per le auto e per i mezzi pesanti. Il Ticino sarebbe quindi sempre raggiungibile anche su strada e non resterà mai isolato.

Nel 2016, inoltre, entrerà in funzione la galleria ferroviaria di base del San Gottardo, che collegherà il Ticino al resto della Svizzera come mai prima nella storia del Cantone. Ecco perché, secondo gli oppositori, "l'idea di raddoppiare la galleria autostradale appare semplicemente assurda".

Il popolo svizzero è già stato chiamato a pronunciarsi sulla costruzione di un secondo tunnel stradale sotto il massiccio del San Gottardo: l'8 febbraio 2004, quando respinse con una maggioranza del 62,8% il controprogetto all'iniziativa Avanti, che prevedeva il raddoppio. In Ticino il "no" era stato allora del 55,7%, mentre nei Grigioni e a Uri aveva superato il 70%.

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SDA-ATS