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Sawiris: persi miliardi per qualche centinaio di morti in meno

Samih Sawiris sulle nevi di Andermatt KEYSTONE/URS FLUEELER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 03 maggio 2020 - 12:25
(Keystone-ATS)

L'imprenditore egiziano Samih Sawiris, conosciuto in Svizzera per il complesso turistico di Andermatt (UR), solleva dubbi sulle misure contro la pandemia adottate dal Consiglio federale.

"Vanno persi miliardi di franchi per avere qualche centinaio di morti in meno", afferma in un'intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung.

A suo avviso lo sforzo profuso per salvare le persone sotto i 60 anni è sproporzionato rispetto ai danni che provoca all'economia. "Finora in Svizzera ci sono stati meno di 200 morti in questa fascia di età. È più probabile vincere alla lotteria che morire di Covid-19", aggiunge, dicendosi cosciente che è politicamente scorretto esprimere dubbi di questo tipo.

I media parlano di un solo argomento - prosegue -, la crisi del coronavirus. Lo hanno dipinto come il più grande pericolo del XXI secolo, e i politici stanno trasferendo le conseguenze della crisi sulle spalle della gente comune, rileva. L'elevato standard del sistema sanitario svizzero costa e "se avessimo solo un decimo di queste somme a disposizione, potremmo salvare centinaia di migliaia di vite in paesi come l'Egitto", aggiunge, ricordando che ogni anno vi muoiono quasi 50'000 neonati di diarrea.

Sawiris elogia invece il governo cantonale urano, che all'inizio della crisi ha ordinato un divieto di uscita per gli ultra sessantacinquenni, ma che è stato richiamato all'ordine dalla Confederazione. Secondo l'imprenditore è un peccato che quello di Uri non sia diventato un modello per tutta la Svizzera. Si sarebbe potuto restare aperti, pur adottando misure di protezione, aggiunge. "La crisi non causerà solo danni economici, ma anche psicologici."

Interpellato sulle conseguenze per Orascom, la multinazionale di cui è direttore generale, egli afferma che "ciò che non ti uccide ti rende più forte. Siamo professionisti della crisi." Ricorda poi l'11 settembre, l'attacco di Luxor, la più grande crisi da lui vissuta, sottolinea. "Ne abbiamo sentito le conseguenze un anno e mezzo dopo e abbiamo avuto problemi di liquidità. Abbiamo imparato lezioni importanti da quella crisi."

Più concretamente, sostiene che l'azienda ha la capacità di sopravvivere fino alla fine del 2021 con hotel chiusi, senza dover licenziare nessuno, e nessuno è stato finora licenziato, in nessuna delle destinazioni dove è attiva. "È l'arte della sopravvivenza. Bisogna continuare a imparare e a migliorare."

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