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PARIGI - Lo scandalo dei subprimes all'origine della crisi finanziaria mondiale, che tra le tante vittime conta oltre 20mila famiglie, a maggioranza neri, dei quartieri poveri di Cleveland, nell'Ohio, espulse dalle loro abitazioni, è al centro di un film-documentario dello svizzero Jean Stéphane Bron che l'ha presentato ieri sera in prima mondiale a Parigi, dopo un'anteprima a Cannes. 'Cleveland contro Wall Street' è un film particolare, quasi un thriller, che tiene lo spettatore con il fiato sospeso dall'inizio alla fine.
Bron si è recato a Cleveland nel 2008 con l'intenzione di filmare il processo intentato dalla città a 21 banche di Wall street, accusandole di essere responsabili delle migliaia di espropriazioni immobiliari, conseguenza della loro politica di crediti a rischio. Ma le potenti istituzioni finanziarie newyorchesi hanno lanciato all'assalto un'armata di avvocati e di processo per ora non se ne parla.
Perciò Bron ha deciso di farlo lui, il processo, una finzione cinematografica ma fino ad un certo punto, perchè avvocati e testimoni sono reali, i veri protagonisti del dramma di Cleveland chiamati a raccontare per ora soltanto per il grande schermo come siano stati raggirati da broker senza scrupoli che hanno accordato loro prestiti a tassi esorbitanti, come si ritrovino per strada famiglie intere.
Si dimentica che i protagonisti non sono attori, tanto è forte e convinta la loro testimonianza, come quella di Keith Taylor, ex broker pentito che spiega come i suoi colleghi usavano turlupinare i clienti poveri con l'avallo delle banche, o quella dell'ingegnere informatico Michael Osinski, inventore di quel programma che a sua insaputa è poi servito alle banche per portare il mondo alla bancarotta.
Per la difesa, c'è Peter Wallison, ex consigliere di Ronald Reagan, ineffabile sostenitore della deregulation del mercato, e l'abile avvocato delle banche, Keith Fisher, contrapposto al legale dell'accusa Joshua Cohen impegnato fino in fondo nella lotta contro Wall Street, appoggiato da Barbara Anderson, modesta impiegata vero motore della protesta. Il verdetto degli otto giurati non è unanime, e il film non ha ancora trovato un distributore negli Usa.

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SDA-ATS