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La caccia ai delfini avviene in acque poco profonde.

KEYSTONE/GEORGIOS KEFALAS

(sda-ats)

Sono stati 1605 i delfini globicefali uccisi quest'anno alle Isole Faroer, arcipelago fra la Scozia e l'Islanda, territorio autonomo della Danimarca (ma fuori dall'Ue per non essere soggetto ai regolamenti di pesca).

Lo denuncia lo ong animalista Sea Shepherd, che da anni lotta contro le cruente cacce ai cetacei che si tengono tutte le estati nell'arcipelago, le "grindadrap".

Gli abitanti delle isole a bordo di una flotta di piccole imbarcazioni intercettano i branchi di globicefali durante le migrazioni e li spingono verso le acque basse lungo le coste. Qui i pescatori entrano in acqua con uncini e coltelli e uccidono gli animali con un taglio profondo sulla spina dorsale. La strage è tale che il mare si colora di rosso. Decine di animali uccisi vengono poi portati a terra e macellati. La carne viene distribuita gratuitamente agli abitanti.

La grindadrap è una pratica antica delle Faroer, quando la pesca era la principale fonte di cibo delle isole. Oggi non ha più una funzione di sostentamento e continua solo come tradizione. Gli attivisti di Sea Shepherd sono stati più volte arrestati dalle autorità locali mentre protestavano contro la mattanza.

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SDA-ATS