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L'attività di controllo sul rispetto delle condizioni salariali e lavorative si è intensificata nel 2013. Lo rileva un rapporto sulle misure di accompagnamento della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) pubblicato oggi.

Il rapporto sottolinea in particolare che miglioramenti legislativi hanno consentito di contrastare il fenomeno del dumping salariale in maniera più mirata ed efficace. Non si sono fatte attendere le reazioni da parte dei sindacati che chiedono misure supplementari.

Nell'ambito delle misure d'accompagnamento che, entrate in vigore nel giugno 2004 con l'introduzione della libera circolazione tra Svizzera e Ue servono per vigilare sulle condizioni salariali e di lavoro, 40'000 imprese e 158'000 persone sono state controllate l'anno scorso. La SECO si rallegra, in un comunicato, per quello che definisce un "sistema rafforzato ed efficace".

I miglioramenti legislativi, come l'introduzione di disposizioni per lottare contro i lavoratori indipendenti fittizi o di sanzioni più elevate contro datori di lavoro che non rispettano gli stipendi minimi, hanno permesso di contrastare in modo mirato e più efficace il dumping salariale, scrive la SECO nel suo rapporto.

Reazioni al rapporto da parte dei sindacati

I sindacati danno un'altra interpretazione al rapporto della SECO. Per Unia il rapporto pubblicato oggi non lascia alcun dubbio: "malgrado le misure d'accompagnamento in vigore il dumping salariale interessa ormai un'impresa svizzera controllata su quattro e nel caso del lavoro distaccato la proporzione di abuso rivelata raggiunge persino un terzo dei casi esaminati".

Sulla stessa lunghezza d'onda l'Unione sindacale svizzera (USS) che punta il dito contro i settori dell'orticoltura e del commercio al dettaglio - negozi di abbigliamento e di calzatura in testa. Si tratta di settori dove solo una piccola parte dei lavoratori hanno salari minimi stabiliti in un CCL. Senza sorpresa i sindacati raccomandano di fissare salari minimi obbligatori nei rami privi di CCL. Inoltre i cantoni devono poter ordinare un'interruzione di lavoro in caso di sospetto di dumping salariale. La Confederazione deve anche poter stabilire delle convenzioni di lavoro-tipo laddove i datori di lavoro rifiutano di concludere dei CCL, sostengono i sindacati.

Unia ribadisce la necessità di rafforzare le risorse delle commissioni paritetiche che controllano i settori sottoposti a un CCL esteso. Una posizione condivisa in parte dai Cantoni. La Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione chiede in effetti di professionalizzare le commissioni tripartite.

SDA-ATS