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SECO: popolazione vecchia rallenta sviluppo benessere

Secondo quattro studi presentati oggi a Berna dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), il progressivo invecchiamento della popolazione rallenterà lo sviluppo del benessere in Svizzera. Si potrebbe mitigare l'impatto con l'aumento dell'età di pensione. KEYSTONE/CHRISTOF SCHUERPF sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 15 novembre 2019 - 17:22
(Keystone-ATS)

Secondo quattro studi presentati oggi a Berna dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), il progressivo invecchiamento della popolazione rallenterà lo sviluppo del benessere in Svizzera. Si potrebbe mitigare l'impatto con l'aumento dell'età di pensione.

Gli effetti demografici si rifletteranno nello sviluppo economico soprattutto nei prossimi 10-20 anni. Con il ritiro dall'attività lavorativa della cosiddetta generazione del baby boom, il tasso di individui di oltre 65 anni rispetto a quelli di 20-64 dovrebbe passare del 30% del 2017 al 48% nel 2045. Le varie proiezioni documentano una significativa perdita di crescita economica sia in termini assoluti che pro capite, scrive la SECO.

Secondo i calcoli, tra il 2021 e il 2065 ci sarà un indebolimento della crescita del PIL pro capite di quasi 0,3 punti percentuali all'anno (in media), riducendo il PIL pro capite del 2065 dell'11% rispetto a quello riscontrabile con le strutture demografiche odierne. L'effetto frenante si osserverà in particolare entro l'inizio degli anni '30, quando tutta la generazione dei baby boomer sarà uscita dal mondo del lavoro.

Per attutire l'impatto che tutto ciò avrà sulla crescita saranno necessarie riforme mirate, scrive la SECO. Quella di maggiore effetto sarebbe un aumento dell'età pensionabile di due anni: potrebbe ridurre di circa un quinto il rallentamento del PIL pro capite fino al 2065. Un esito simile si potrebbe ottenere anche con l'aumento dei tassi di occupazione degli ultra 55enni.

Più modesto, ma comunque positivo, è invece l'effetto di una maggiore partecipazione delle donne al lavoro, migliorando la conciliabilità tra attività professionale e famiglia. Anche l'aumento dell'immigrazione può compensare le conseguenze dell'invecchiamento demografico, ma solo in misura minore. Tuttavia, sul lungo periodo tale effetto dipenderebbe dalla possibilità di mantenere i tassi d'immigrazione stabilmente alti.

Queste misure non basteranno però a compensare del tutto gli effetti dell'invecchiamento della popolazione. Per assicurare il benessere sul lungo periodo è quindi essenziale continuare a puntare sullo sviluppo di attività che creino un valore aggiunto per ora il elevato più possibile, aggiunge la SECO.

Gli studi presentati oggi notano poi che i futuri cambiamenti demografici, sia in Svizzera che all'estero, potrebbero comunque avere effetti positivi per i settori della sanità, dei servizi di assistenza residenziale e sociale nonché del comparto farmaceutico. Ad esempio, entro il 2060 il contributo della sanità al PIL dovrebbe crescere di circa 1,6 punti percentuali, ossia di circa 9 miliardi di franchi.

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