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Il secondo pilastro resta un'attività molto redditizia per gli assicuratori vita. Dalla nuova indagine realizzata da Travail.Suisse risulta infatti che nel 2014 hanno realizzato con la previdenza professionale utili per 686 milioni di franchi.

In dieci anni quasi 5 miliardi di franchi sarebbero così "finiti nelle tasche dei gruppi assicurativi, dei loro azionisti e manager", secondo l'analisi presentata oggi nel corso di una conferenza stampa a Berna. La seconda maggiore organizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici del paese ritiene che buona parte di questo importo sia ingiustificato.

Oggi anno Travail.Suisse calcola la quota di utili che vanno agli assicuratori attraverso il secondo pilastro. Dei circa 1,1 miliardi di franchi che hanno ottenuto l'anno scorso quasi i due terzi provenivano da una assicurazione sociale, rileva l'organizzazione in una nota.

Il regolamento sulla quota minima di distribuzione delle eccedenze ("legal quote"), introdotto 10 anni fa, prevede che un massimo del 10% delle eccedenze vada agli assicuratori vita, il restante 90% è attribuito ai lavoratori assicurati.

Nel progetto di riforma della previdenza vecchiaia, il governo propone adesso di far passare questo tasso al 92%, ma l'idea è stata respinta "imprudentemente" dal Consiglio degli stati durante la sessione d'autunno. Travail.Suisse auspica che sia del 95%.

"Questa riforma chiede molti sacrifici ai lavoratori e alle lavoratrici. Non capirebbero perché l'industria dell'assicurazione dovrebbe continuare ad attingere copiosamente dai fondi delle loro casse pensioni", ha spiegato Matthias Kuert, responsabile della politica sociale presso Travail.Suisse.

La situazione attuale è pregiudizievole per gli assicurati affiliati dai loro datori di lavoro presso una fondazione collettiva di una assicurazione vita, spiega l'organizzazione. "Per loro sono miliardi persi, che non saranno messi a disposizione per garantire le rendite", ha aggiunto Kuert.

Lo specialista ritiene che il termine "eccedenza" non sia chiaramente definito nella legge, ciò che permette agli assicuratori vita di ottenere più soldi di quanto aveva inizialmente previsto il Parlamento.

L'organizzazione chiede al Consiglio nazionale, che dovrà adesso esaminare il progetto di riforma, di "correggere assolutamente questa decisione garantendo che almeno il 95% vada agli assicurati". Questo anche perché inizialmente il governo voleva proporre una quota minima del 94%. Su pressione degli assicuratori l'ha portata al 92%. Il Consiglio degli stati ha però preferito restare all'attuale "legal quote" del 90%.

Per l'Associazione svizzera d'assicurazioni (ASA) i rimproveri mossi da Travail.Suisse sono "ingiustificati". Affinché gli assicuratori vita possano svolgere la loro funzione devono poter "realizzare utili appropriati", sottolineano in una nota. In caso di aumento della quota al 95%, farebbero fatica a mettere a disposizione il capitale rischio necessario, concludono.

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SDA-ATS