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La maggior parte della carne di cervo consumata in Svizzera è importata, soprattutto da Austria e Nuova Zelanda.

KEYSTONE/TI-PRESS/CARLO REGUZZI

(sda-ats)

Per chi ama la carne, autunno fa rima con selvaggina. Pochi però sanno che oltre i due terzi della carne di capriolo o cervo consumate in Svizzera sono importate dall'estero, in particolare da Austria e Nuova Zelanda.

Un'analisi di mercato eseguita in ottobre dall'Ufficio federale dell'agricoltura, indica che il 94% di tutte le vendite di selvaggina al dettaglio si concentra nella seconda metà dell'anno.

Nel 2016 è stata venduta meno carne rispetto all'anno precedente, anche se il consumo globale è cresciuto leggermente: 4'781 tonnellate pari a un incremento dell'1,1%. Gli acquirenti privilegiano soprattutto cervo e capriolo.

L'aumento del consumo si spiega col fatto che la selvaggina abbattuta viene ceduta direttamente ai ristoranti, alle piccole macellerie o ai privati, mentre i dettaglianti fanno capo soprattutto a prodotti importati o ad allevamenti controllati.

Solo il 2,9% della carne è prodotta secondo standard biologici. Stando all'Ufficio federale dell'agricoltura, la selvaggina bio può vantarsi di questa etichetta solo se prodotta in allevamenti ad hoc dove gli animali mangiano prodotti coltivati biologicamente. In Svizzera sono attivi 325 allevamenti di cervi con 12'000 capi destinati al consumo umano, informa il Landwirtschaftliche Informationsdienst (LID).

L'anno scorso, il 70% della selvaggina finita sugli scaffali dei negozi proveniva dall'estero. Nella maggior parte dei casi, la carne di cervo e di capriolo finita nei piatti è importata dall'Austria e dalla Nuova Zelanda, come indicano i dati dell'Ufficio federale delle dogane. Nell'anno in rassegna, si è assistito a un lieve calo delle importazioni: 5 tonnellate in meno rispetto al 2015, a 3739 tonnellate.

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SDA-ATS