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Il dialogo di Berna con le autorità eritree suoi suoi espatriati è solo all'inizio e rapidi progressi in materia di asilo non si potranno ottenere semplicemente tramite richieste di parlamentari.

Lo afferma il Segretariato di Stato della migrazione (SEM) in relazione alle proposte avanzate da una delegazione di politici elvetici che si è recata recentemente nel paese Africano, dal quale proviene il maggior numero di rifugiati in Svizzera.

I richiedenti asilo eritrei sono un argomento ricorrente alle Camere federali. Già cinque anni or sono i parlamentari hanno auspicato un accordo di riammissione che consentirebbe alla Svizzera di rispedire in patria coloro che hanno visto respinta la richiesta d'asilo. Ora anche la delegazione rientrata qualche giorno fa ha domandato un'intensificazione delle relazioni tra Berna e Asmara per facilitare le espulsioni verso il paese d'origine.

Anche la Confederazione auspica una soluzione in materia ma la questione non è così semplice da risolvere, ha indicato Eduard Gnesa, ambasciatore svizzero straordinario per la cooperazione internazionale in materia di migrazione.

Per chiarire la situazione ci sono colloqui tra Berna e l'Asmara; e il Segretariato di Stato della migrazione (SEM) compie regolarmente indagini sul terreno, le cosiddette missioni di "Fact-Finding". Una visita di un consigliere federale avrebbe però senso solo se si può raggiungere un accordo concreto, ha aggiunto Gnesa.

Svizzera ed Eritrea sono manifestamente ben lontane da tale stadio, anche il Consiglio federale lo scorso autunno ha deciso di intensificare il dialogo. Berna conta soprattutto sulla collaborazione di altri Stati: "Facciamo il possibile, ma da sola la Svizzera non può ottenere molto", nota l'ambasciatore.

Quanto al lancio di un programma di aiuto allo sviluppo in favore dell'Eritrea, come proposto dalla delegazione di politici che ha appena visitato l'Asmara, la Confederazione è piuttosto circospetta. La Svizzera ha già fornito tale genere di aiuti fino al 2006, ma il progetto è poi stato abbandonato poiché non c'erano più le condizioni adatte, in particolare per controllare dove andassero a finire gli aiuti. Ad esempio, i militari hanno requisito del materiale consegnato a titolo umanitario.

Su questo punto, sottolinea Gnesa, nel frattempo la situazione non è migliorata. Secondo le valutazioni della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) mancano le necessarie premesse essenziali per fare dell'Eritrea una priorità dalla cooperazione elvetica allo sviluppo.

Berna attua comunque degli aiuti mirati. Quest'anno, ad esempio, sostiene un programma di un'organizzazione norvegese a favore dei giovani che non hanno alcun accesso ai centri di formazione statali. E anche in Etiopia, paese che ospita il maggior numero di rifugiati eritrei, viene fornito un contributo ad attività del genere.

Il SEM ricorda che la situazione nel Paese sul Mar Rosso è esaminata di continuo. Le ultime valutazioni non lasciano però intravedere possibili cambiamenti in materia di asilo e aiuto allo sviluppo.

Riguardo alla critica spesso avanzata che una grande parte dei richiedenti asilo provenienti dall'Eritrea siano solamente rifugiati economici, la Confederazione ritiene che ciò sia fuorviante: per applicare la legge sull'asilo non si tratta di sapere per che motivi qualcuno fugge ma piuttosto di appurare che rischi corre se viene rimpatriato.

In proposito ci sono migliaia di testimonianze e - aggiunge Gnesa - faccio fatica quando sento dire che "non si conosce la situazione dei diritti umani", poiché essa è ben nota. Tant'è - ricorda - che il governo dell'Asmara non consente l'accesso alla prigioni al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).

Recentemente, per la prima volta da anni, una delegazione dell'ONU è stata lasciata entrare in penitenziari, ma non in centri di detenzione militari. Inoltre - sottolinea l'ambasciatore - "se l'Eritrea non avesse nulla da nascondere, darebbe segni di apertura".

Per il SEM è evidente che andare a dare solo un'occhiata sul posto non permette di farsi una idea della situazione reale, che potrebbe eventualmente portare a cambiamenti in materia di asilo e rimpatri. Un quadro globale più completo è dato da diversi rapporti, tra i quali quello realizzato l'anno scorso dallo stesso Segretariato per L'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO, European Asylum Support Office).

Inoltre i Dipartimenti federali degli Affari Esteri (DFAE) e di Giustizia e Polizia (DFGP) ne stanno attualmente elaborando uno che tratta anche delle controversie di frontiera tra Etiopia ed Eritrea nonché delle richieste dell'Asmara di abrogare le sanzioni dell'ONU.

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SDA-ATS