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Si è chiusa stamane, con le tradizionali votazioni finali, la sessione invernale delle Camere federali, contraddistinta dall'elezione in governo del democentrista vodese Guy Parmelin. L'UDC ha così recuperato un secondo seggio.

Nonostante voci della vigilia su una possibile candidatura selvaggia, il Parlamento non ha voluto scatenare un'ennesima crisi politica simile a quella che seguì l'elezione dell'allora UDC Eveline Widmer-Schlumpf in Consiglio federale, al posto di Christoph Blocher.

La strategia dell'UDC di presentare tre candidati provenienti dalle tre regioni linguistiche del Paese - oltre a Parmelin, Thomas Aeschi (Zugo) e il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi (Lega/UDC) - si è rivelata pagante. Ha comunque fatto arricciare il naso a molti parlamentari la clausola di esclusione negli statuti del partito di Toni Brunner, che prevede che un candidato non ufficiale non possa accettare la carica senza la benedizione del partito, pena l'espulsione.

Gli altri ministri in carica, che hanno sollecitato un nuovo mandato, sono stati brillantemente riconfermati. Johann Schneider-Ammann è stato eletto alla presidenza della Confederazione e Doris Leuthard alla vicepresidenza del Consiglio federale. Per Eveline Widmer-Schlumpf si è invece trattato dell'ultima sessione in veste di ministra. Dal primo gennaio sarà sostituita alle finanze da Ueli Maurer, mentre Guy Parmelin riprenderà il Dipartimento della difesa dal suo collega di partito.

Fine del segreto bancario per i clienti esteri

Tra gli oggetti che hanno concluso l'iter parlamentare figurano, in particolare, una legge e due decreti riguardanti lo scambio automatico di informazioni fiscali, standard che la Svizzera intende applicare effettivamente dal 2018, popolo permettendo.

Di fatto, lo scambio automatico manda in pensione il segreto bancario per i clienti esteri con conti nella banche elvetiche. Rimane invece in vigore per i cittadini svizzeri residenti. Le Camere non hanno invece voluto sentir parlare di un'amnistia fiscale, come proposto con una mozione dal consigliere nazionale Fabio Regazzi (PPD/TI). Il suo atto parlamentare era stato approvato a sorpresa lo scorso settembre dalla Camera del popolo.

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SDA-ATS