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La multinazionale tedesca Siemens cancellerà circa 220 posti di lavoro nella divisione Building Technologies, con sede di Zugo. All'origine del provvedimento vi sono problemi legati alla forza del franco e alla crisi in Europa, precisa oggi Siemens in una nota.

Verranno soppressi 80 posti nel settore amministrativo e 140 in quello dello sviluppo e della produzione. Contemporaneamente una parte dei processi di montaggio verranno delocalizzati in Romania e Cina. Attualmente Siemens impiega in Svizzera circa 6000 persone, di cui 1900 a Zugo nella divisione Building Technologies.

Già nell'aprile 2011 Siemens aveva annunciato l'intenzione di cessare le attività produttive della sede zurighese di Volketswil: allora la società aveva precisato che i circa 200 dipendenti sarebbero stati trasferiti a Zugo.

Dura reazione di Unia all'annuncio: il sindacato accusa l'azienda di portare avanti "una cinica strategia di massimizzazione dei profitti ai danni del personale".

In un comunicato odierno il sindacato Unia fa notare che nel 2011 il gruppo tedesco ha visto l'utile aumentare di due terzi e il fatturato del 7%. Inoltre nella divisione tecnologia degli immobili, con sede in Svizzera, i ricavi sono progrediti del 4%. Secondo il sindacato il taglio occupazionale ha solo l'obiettivo di aumentare i profitti e di rendere la società ancora più attraente per gli azionisti.

Da parte sua l'organizzazione Impiegati svizzeri giudica ragionevole il periodo di 18 mesi previsto per la riduzione dell'organico, ma invita la dirigenza a non procedere a licenziamenti: occorre infatti vedere quanti posti potranno essere cancellati grazie alla naturale fluttuazione dei lavoratori e come si svilupperà il corso euro-franco. Altrimenti andrà perso prezioso know how, si legge in una nota.

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SDA-ATS