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È rimasto completamente in secondo piano, se non del tutto accantonato in questi giorni al Sinodo dei vescovi sulla famiglia, il tema dell'accoglienza verso gli omosessuali.

Si vedrà nei prossimi giorni nella discussione dei circoli minori, con gli emendamenti che saranno proposti, se la questione tornerà in auge in vista della relazione finale ma al momento, secondo quanto si apprende, nelle congregazioni generali che hanno discusso la terza parte dell'Instrumentum Laboris, quella che comprende anche il nodo dei gay, sono stati appena un paio gli interventi che hanno portato all'attenzione dell'aula il tema di una specifica pastorale nei confronti degli omosessuali.

Interventi che peraltro sono stati tesi a ribadire la necessità di mettere in pratica un'accoglienza che mostri rispetto e delicatezza verso i gay, con l'uso di un linguaggio che non sia offensivo verso le persone, ma che non si sono spinti oltre.

Nessun accenno insomma alle aperture ventilate al Sinodo straordinario dell'anno scorso quando alcuni avevano sostenuto la necessità di una svolta della Chiesa verso forme di benedizione delle unioni gay e di maggiore inclusione delle coppie omosessuali nella vita della Chiesa.

"Questo tema - confida un padre sinodale all'agenzia di stampa italiana Ansa - è stato totalmente ingigantito dai media ma non è mai stato tra quelli maggiormente sotto l'attenzione dei padri. Il fatto che ne abbiano potuto parlare personaggi di primo piano come il cardinale di Vienna, Christoph Schoenborn, o il segretario speciale del Sinodo, monsignor Bruno Forte, non significa che questo tema sia sentito come urgente dalla totalità dell'assemblea". "I padri sinodali - viene fatto notare - sono più di 270".

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SDA-ATS