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Siria: ancora morti, restano osservatori

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 gennaio 2012 - 19:47
(Keystone-ATS)

Almeno 22 persone, tra le quali due militari disertori, sono rimaste uccise oggi nella repressione in Siria, secondo i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione, un giorno dopo la morte a Homs del giornalista francese Gilles Jacquier, per la quale le autorità hanno annunciato la formazione di una "commissione d'inchiesta" accusando elementi "terroristi". Intanto la Turchia denuncia la violazione dell'embargo sulle armi da parte di Mosca: un cargo russo carico di armi sarebbe arrivato nel porto siriano di Tartus.

Mentre l'agenzia ufficiale Sana dà notizia dei funerali oggi di 14 membri dell'esercito e delle forze di sicurezza, la violenza minaccia anche le zone di confine dei Paesi vicini, dove si sono rifugiati migliaia di profughi. Testimoni riferiscono in particolare di soldati e miliziani fedeli al regime di Damasco che hanno aperto più volte il fuoco nelle ultime settimane in un'area del nord del Libano a ridosso della frontiera, provocando morti e feriti. Le autorità siriane e turche hanno bloccato nel frattempo un 'convoglio della liberta" composto da circa 300 oppositori residenti in Bulgaria, Olanda, Francia e Usa, che intendevano entrare in Siria per portare "aiuti umanitari" e protestare contro la repressione. Otto delle vittime di oggi sono segnalate dall'opposizione a Idlib, dove, secondo i Comitati locali di coordinamento, tre bombe sono piovute anche sull'ospedale Hassan. Le stesse fonti riferiscono di bombardamenti compiuti a Homs, dove si contano sei morti, sui quartieri di Bab Hud, Al Sayeh e Khaldieh.

L'organizzazione Human Rights Watch (Hrw) ha affermato che alcuni oppositori sono stati feriti due giorni fa dalle forze di sicurezza che hanno aperto il fuoco per impedire loro di raggiungere un gruppo di osservatori della Lega Araba nella città di Jisr al Shughur, nel nord del Paese. La Lega Araba, al termine di una riunione della sua unità di crisi, ha annunciato che la missione degli osservatori dell'organizzazione continuerà, anche se per una settimana non verranno inviati nuovi emissari, dopo che 11 membri della delegazione erano rimasti feriti leggermente in un attacco di sconosciuti e uno, algerino, aveva annunciato il suo abbandono ritenendo che l'iniziativa servisse solo al regime del presidente Bashar al Assad. Anche il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Hamad bin Jassem bin Jabor al Thani, ha espresso scetticismo sui risultati dell'iniziativa dopo un incontro a Washington ieri sera con il segretario di Stato americano Hillary Clinton.

Intanto il segretario del consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev, ha ribadito il sostegno di Mosca al regime di Assad, affermando che l'Occidente vuole "punire Damasco non tanto per la repressione dell'opposizione quanto per la riluttanza ad interrompere la sua alleanza con Teheran". Patrushev ha aggiunto di ritenere che per la Siria la Nato e alcuni Paesi arabi starebbero pensando ad uno 'scenario libico', ma questa volta l'essenziale delle forze d'attacco sarebbe fornito dalla Turchia.

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