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Siria: ancora muro contro muro a Consiglio sicurezza

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 marzo 2012 - 21:49
(Keystone-ATS)

Un nuovo muro contro muro sulla Siria è andato in scena oggi al Consiglio di Sicurezza dell'Onu tra Stati Uniti e occidente da una parte e Russia e Cina dall'altra. La violenza deve essere fermata, hanno tutti convenuto, ma sulla 'ricetta', le posizioni restano ancora distanti.

"Respingiamo ogni equivalenza tra gli omicidi premieditati compiuti dalla macchina militare siriana e le azioni di autodifesa di civili sotto assedio", ha detto il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che al tempo stesso ha denunciato "il cinismo" del presidente siriano Bashar al Assad che mentre riceveva l'inviato dell'Onu e della Lega Araba Kofi Annan lasciava che continuassero "i massacri" in numerose città come Hama, Homs, Restan e Idlib.

Il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ha dal canto suo concesso che Mosca nutre "forte preoccupazione" per gli avvenimenti sul terreno, e pure che "non c'è alcun dubbio che le autorità siriane hanno una enorme responsabilità per la situazione attuale". Tuttavia, ha aggiunto, entrambe le parti dovrebbero cessare "immediatamente" la violenza, mentre il Consiglio di sicurezza dell'Onu non deve essere "manipolato" come è avvenuto per la Libia, quando la Nato è andata oltre il suo mandato dopo che "s'è offerta di garantire una no-fly-zone ma in realtà ha poi condotto massicci bombardamenti".

Una "interferenza dall'esterno usando la cruda forza militare", ha ammonito, aumenterebbe "la minaccia di una illecita diffusione delle armi e metterebbe a rischio la stabilità della regione".

A sua volta, Cina, che non ha mandato il suo ministro degli esteri, ha ribadito tramite il suo ambasciatore all'Onu Li Baodong che Pechino è "contro ogni interferenza negli affari interni nel nome degli interventi umanitari".

Un bel siluro alla nuova bozza di risoluzione per il Consiglio di Sicurezza (la terza dopo che le prime due sono state bocciate da Russia e Cina, che questa volta stanno elaborando gli Stati Uniti) che si concentra il particolare sull'assistenza umanitaria alla popolazione siriana.

Nel testo si afferma infatti che "le autorità (siriane) devono consentire immediatamente il libero ingresso agli operatori umanitari", ma anche che "il governo siriano deve proteggere il suo popolo, rilasciare tutte le persone arbitrariamente detenute, ritirare le forze militari dalle città", mentre "i membri armati delle forze di opposizione sono invitati ad astenersi da ogni violenza".

In questo quadro, mentre l'opposizione afferma e documenta che sono ormai ben oltre 9.000 i morti dall'inizio della rivolta un anno fa, anche il ministro degli steri britannico William Hague e francese Alain Juppé esortano Damasco a far fronte alle sue responsabilità. con il capo della diplomazia francese che parla di "violenza sempre più barbara" e ammonisce che le autorità sirtiane "dovranno rispondere delle loro azioni davanti alla giustizia internazionale".

Anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha usato toni duri nel condannare "l'uso sproporzionato della forza" da parte del regime di Damasco ma, soprattutto, ha esortato il Consiglio ad un al momento improbabile coesine " per sostenere la missione di Kofi Annan" ed evitare così "che la Siria precipiti in "una catastrofe ancora peggiore".

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